Se state leggendo questo articolo è perché forse, almeno una volta, avete provato vergogna e imbarazzo a causa di un rapporto sessuale troppo breve. Per alcuni di voi, invece, la situazione è ancor più complicata: forse non riuscite a godervi appieno l’esperienza sessuale perché ogni volta il vostro orgasmo arriva troppo rapidamente. Il problema è che a questo punto non vi fidate più del vostro corpo, e forse siete notevolmente tentati di evitare il più possibile le occasioni sessuali. Pensate di soffrire di eiaculazione precoce? Cerchiamo di scoprirlo.

Cos’è la sessualità?

Per poter definire la sessualità è necessario fare alcune distinzioni fra:

  • atti sessuali (un bacio, la masturbazione, la penetrazione, ecc.)
  • comportamenti sessuali (il corteggiamento, la seduzione, l’indossare alcuni abiti, il vedere un filmato pornografico, ecc.)

In secondo luogo dobbiamo pensare che la sessualità costituisce un’area per noi carica d’innumerevoli significati emotivi: per questo motivo il sesso è contemporaneamente origine del piacere, ma anche di paure e tabù, di sensi di colpa e di inadeguatezza. Possiamo pertanto affermare che la sessualità è così importante perché racchiude diverse prospettive estremamente importanti, che spaziano da quella fisiologica a quella mentale.


In questo senso l’evoluzione delle tecniche mediche e psicologiche negli ultimi anni ha permesso di comprendere meglio lo stretto (seppur complesso) legame tra cause organiche e quelle mentali nello sviluppo di un problema legato alla risposta sessuale. Anche se l’iter diagnostico indica chiaramente che il disturbo sessuale è di origine medica, la componente psicologica è pressoché sempre presente. Questo è piuttosto ovvio se si pensa a quanto è importante e delicata per ognuno di noi la vita sessuale.

Che cos’è l’eiaculazione precoce?

L’Eiaculazione Precoce (EP) è uno tra i disturbi sessuali di cui maggiormente si lamentano gli uomini. Essa può essere di origine medica o psicologica. Si definisce precoce perché avviene prima che il soggetto la desideri. Anche se intuitiva, la definizione di questa disfunzione non è poi così scontata, come dimostrato dalla mole di lavori scientifici al riguardo. Dettore (2001) si chiede se addirittura l’EP possa essere considerata una disfunzione, citando ad esempio gli studi di Hong (1984) sulla latenza eiaculatoria (ovvero il tempo tra la penetrazione e l’eiaculazione) degli animali. Se ci pensiamo, effettivamente per l’animale emettere velocemente il proprio seme significa avere minori probabilità di essere attaccato durante un rapporto sessuale. Da questo punto di vista sembra che l’EP sia funzionale alla sopravvivenza. A dimostrazione di questo concetto basterebbe notare quanto rare sono le pubblicazioni scientifiche sull’EP prima del XX secolo, rapidamente diffuse, invece, dopo gli anni ’60, anni in cui l’emancipazione femminile ha portato a concepire la riproduzione quasi secondaria rispetto al piacere derivato dall’attività sessuale in sé.
Hong conclude che (…) potrebbe essere in maggiore armonia con la natura rendere gli uomini consapevoli di questa specifica abilità che ha tanto contribuito alla loro umanità, piuttosto che condizionare artificialmente la loro risposta eiaculatoria.

In parole povere, secondo questo studioso sarebbe auspicabile aiutare gli uomini ad accettare il fatto che avere EP non significa essere “disfunzionali” dal punto di vista sessuale.
Che poi questa condizione non sia piacevole è un altro discorso, ma la prima cosa che un uomo dovrebbe chiedersi è: se fossi certo che la mia partner (o il mio partner, lo stesso discorso vale anche per un omosessuale) non si dispiaccia particolarmente se ho repentinamente un orgasmo, io me ne preoccuperei ancora oppure mi sentirei più tranquillo? Quanto pesa il giudizio del vostro partner in questo caso?
Ma torniamo alle definizioni di EP. Un altro problema è dato dal fatto che la maggior parte degli studiosi utilizza criteri eterosessuali (come ad es. l’indice IELT, Intravaginal Ejaculatory Latency Time, tempo di latenza eiaculatoria intra-vaginale; si veda il recente lavoro di Palmer e Stuckey, 2008) dimenticandosi che moltissimi omosessuali possono soffrire di EP.
In generale per definire l’EP gli autori hanno utilizzato criteri diversi.

Criteri Quantitativi
Dal punto di vista quantitativo l’EP può essere misurata ad esempio in base al numero di spinte pelviche che l’uomo effettua prima di eiaculare. Secondo diversi autori queste potrebbero variare da 8 a 15, ma si comprende come questo tipo di approccio costringa l’uomo ad una scomoda ed ansiogena autovalutazione durante il rapporto, oltre al fatto che non si capisce in base a che cosa siano state stabilite queste cifre.
Stesso dicasi per la latenza eiaculatoria, ovvero il tempo che trascorre tra l’introduzione del pene e l’eiaculazione. Anche in questo caso il range non è univoco e i diversi autori propongono tempi che variano da 1 a 7 minuti, e comunque anche qui ci si chiede in base a quale criterio vengano stabilite tali cifre.
Chiedere ad un uomo di “misurarsi” durante un atto sessuale compromette il rapporto stesso, e pertanto l’obiettività diagnostica. Se ho letto da qualche parte che entro le 15 spinte verrò considerato un eiaculatore precoce è molto probabile che durante un rapporto sessuale starò talmente attento che già verso la sesta o settima spinta avvertirò lo stimolo eiaculatorio. Per questo credo onestamente che migliaia di uomini, nel tentativo di auto-diagnosticarsi l’EP attraverso queste “cifre” suggerite dagli autori, abbiano considerato se stessi “malati” o “difettosi” anche quando in realtà non lo erano.

Auto-controllo
Secondo alcuni autori si parla di EP quando un uomo non è in grado di controllare volontariamente la propria eiaculazione. Non è ancora del tutto chiaro, però, “quanto” del meccanismo eiaculatorio sia controllabile e quanto invece sia automatico. Sicuramente appare più soddisfacente il pensare ad una definizione di “auto-controllo psicologico” ovvero percepito.

Soddisfazione soggettiva
Secondo Master e Johnson si parla di EP quando l’uomo eiacula in modo da non rendere soddisfacenti almeno il 50% dei rapporti sessuali alla propria partner (o al proprio partner nel caso di omosessualità). Anche se a mio avviso il criterio “soddisfazione” è cruciale nel definire l’EP, in questo caso bisogna sottolineare che è piuttosto riduttivo misurare la patologia in base alla soddisfazione di un solo membro della coppia.

Nella recente (2008) definizione scientifica di EP proposta dall’International Society for Sexual Medicine si afferma che è precoce “quell’eiaculazione che avviene spesso o molto spesso entro un minuto di penetrazione intra-vaginale, associata all’incapacità di posporre l’eiaculazione durante tali penetrazioni” il tutto associato alla presenza di “conseguenze personali negative come stress, fastidio, frustrazione, e la tendenza ad evitare l’intimità sessuale”.
E’ chiaro che per essere considerata patologica l’eiaculazione deve avvenire precocemente con una certa frequenza. Inoltre parliamo di “psicopatologia” quando l’EP causa un notevole disagio alla persona. Uomini che hanno rapporti brevi, anche brevissimi, ma molto soddisfacenti sia per sé sia per il/la partner possono considerarsi problematici?
Pertanto la soddisfazione di entrambi i partner è il primo criterio necessario per poter definire con certezza l’EP: entro la sfera privata non vi sono tempi o latenze che tengano!

Ma cosa fare quando la propria eiaculazione diventa un problema?

Senza dubbio la prima cosa da fare è parlarne con il partner: come percepisce questi il rapporto sessuale? Raggiunge l’orgasmo? E’ soddisfatto/a? Spesso quando un uomo raggiunge troppo precocemente l’eiaculazione prova molta ansia, inizia a giustificare il proprio comportamento (“scusa, sono stressato in questo periodo”, “scusa, ma morivo dalla voglia di stare con te”, ecc.) e tendenzialmente, fuori dal letto, non ne parla più. Sarebbe invece di estrema importanza per la coppia eterosessuale così come omosessuale condividere qualsiasi problema legato alla sessualità, anche se spesso ci trinceriamo dietro i nostri vari tabù.

Parlare col proprio partner andrebbe fatto prima di chiedere qualsiasi consulenza medica: spesso infatti il timore del giudizio (negativo) altrui ci porta a nasconderci, per paura che il partner possa considerarci “malati” oppure “guasti”. Ed ecco allora che la soluzione diventa il cercare disperatamente e in modo nascosto un aiuto specialistico. Ma questi comportamenti non fanno altro che compromettere ulteriormente l’assetto comunicativo della coppia. Il giudizio “percepito” del partner sessuale è legato alle prime esperienze: secondo Master e Johnson ragazzi che durante le prime esperienze sessuali hanno avuto rapporti veloci e carichi di ansia con molta probabilità diventeranno uomini tendenzialmente insicuri soprattutto alle prese con partner nuovi


Dopo averne parlato col proprio partner se la situazione non migliora dopo qualche settimana è il caso di chiedere una consulenza specialistica, presso un andrologo oppure urologo, con l’obiettivo di escludere con certezza la presenza di problemi medici. A questo punto non rimane che la strada psicologica: se avete parlato col vostro partner, e se gli esami medici sono tutti negativi, non esitate a richiedere una consulenza presso uno psicoterapeuta.
Ma anche se il vostro problema ha una causa medica molto probabilmente tutto questo avrà notevoli ripercussioni emotive: chiedete un aiuto psicologico, non vergognatevi, perché non ha alcun senso soffrire in modo silenzioso quando le soluzioni ci sono. Nell’approccio cognitivo-comportamentale. ad esempio, i disturbi sessuali si affrontano coinvolgendo attivamente il/la partner nel trattamento: per questo è auspicabile che vi sia una buona condivisione comunicativa del problema sessuale all’interno della coppia.