Cosa è il femminile, e come si concilia nell'essere Donna? Perché tanta incomunicabilità, ancora, tra Maschile e Femminile? Proviamo a formulare delle risposte ..

E mentre osservo schiere di uomini, con il loro maschile ferito e svalutato, l’occhio non può se non tornare a cadere sul femminile.

Dopo anni di rivoluzione sessuale, di aperto femminismo, in cui essere donna è bello, motivo di vanta e d’orgoglio, sinonimo d’autonomia e autosufficienza, libertà, superamento di vincoli e regole, e uscita dai margini a cui un maschile impazzito e prevaricante le aveva relegate, ecco che le donne si trovano con un potere che le sta allontanando sempre più dalla loro condizione originaria, dalla Natura che le è loro intrinseca.

Si tratta di un femminile che sempre più si trova a scimmiottare il maschile, un femminile raffreddato, raggelato, contratto nell’intimo, chiuso in se stesso, a far da muro e da barriera ad un maschile che per troppo tempo le ha invase, senza rispetto né riconoscimento.

Un femminile che anziché accogliere si trova ancora oggi troppo a difendere i suoi spazi e tempi, a ergere una forza che più che essere tale diviene rabbia prepotenza, imposizione, e acidume, d’una dolcezza e d’una tenerezza non vissuta, non fatta fiorire, non riconosciuta, vissuta, condivisa.

Un femminile che tenta d’imporre e disporre, controllo rare, relegare e segregare, anziché aprirsi, lasciarsi attraversare, convivere con il caos, il disordine, l’incontrollabilità e l’inconoscibilità ultima delle cose.

E allora troppo spesso ci si trova ad opporsi al maschile, a volerlo controllare, dominare, come di fronte ad un cavallo impazzito che per troppo tempo ha cercato di ribaltare il gioco delle parti e anziché lavorare in sinergia e sincronia tra cavalcante e cavalcato, ha voluto in tutto e per tutto imporsi, in una lotta senza pari e senza fine. Senza rendersi conto che si stava lavorando per un obiettivo comune e potenzialmente condivisibile.

E, allora, il femminile ha dismesso la gonna, ha calzato pantaloni e anfibi, spesso neppure della propria taglia, o, all’opposto, si è calata in minigonne inguinali e tacchi vertiginosi, ma solo come strumento di attacco e di offesa, come espediente per raggiungere un obiettivo e da dismettere poi all’occorrenza.

Un femminile non può portare avanti ad oltranza una lotta, lotta che poi, di fatto, si rivela essere contro se stesso. Il nemico è dentro di sé. Anche se poi finisce col proiettare fuori i suoi fantasmi, per ritrovarli nell’uomo di turno che si trova di fronte. Del resto, pur con tutte le variazioni del caso, anche il maschile è ingaggiato in una battaglia, a volte di difesa, altre, come in passato, ancora d’offesa, verso un femminile che ha imparato a ribellarsi, e che non è più disposto a subire angherie e soprusi d’ogni sorta.

Appare sempre più evidente e pressante la necessità di una riconciliazione. Interiore, in primis. Quel che poi accade fuori è un semplice riflesso ed estensione di quel che si muove dentro.

Non si può continuare a vivere in un regime di lotta domestica in cui è sempre l’altro il colpevole e responsabile dei nostri dolori e delle nostre difficoltà. Abbiamo aizzato e messo l’una contro l’altra delle istanze interiori che poi dall’esterno ci tormentano con i loro fantasmi e proiezioni e c’invitano a venire urgentemente a patti con noi stessi.

E’ ora di una riconciliazione, è ora di tornare a lavorare per una causa comune, è ora di tornare a ristabilire il senso di Unità dentro di noi. Poi, fuori, cominceremo a vivere incontri e sintonie d’altro tipo. E rischieremo di restare decisamente stupiti e meravigliati.