E' possibile fornire una lettura cognitivo-comportamentale del modello psicoanalitico

La psicoanalisi è scientifica?

Nell'ambito della ricerca scientifica il grado di controllo del ricercatore sul suo oggetto di studio viene definito “livello di restrizione”, maggiore è il controllo dell’oggetto e delle variabili alle quali è sottoposto  più alto è il livello di restrizione.

Sul gradino più alto della scala della ricerca vi sono i metodi sperimentali in cui vi è un controllo totale delle variabili in gioco (stimoli, risposte),

sui gradini più bassi troviamo i metodi antropologici- naturalistici, poiché, limitati all’osservazione diretta di un comportamento o di un sistema culturale, ne descrivono passivamente i processi.

I metodi clinici, basati sull’interazione tra paziente e terapeuta, occupano un gradino centrale poiché l’intervento mirato del clinico si pone come uno stimolo orientato ad ottenere delle reazioni/risposte.

La psicoanalisi, come metodo clinico, si pone di certo al di sotto di quello sperimentale ma su di un gradino superiore a quello osservativo del metodo antropologico e/o naturalistico (1)

Una delle osservazioni critiche effettuate al modello psicodinamico è quello della non falsificabilità, ossia , secondo la definizione del filosofo della scienza Karl Popper una teoria è scientifica se può essere falsificata. In termini semplici un enunciato se viene sottoposto alla verifica dei fatti deve poter essere confermato o smentito

Affermazioni che non possono essere sottoposte a verifica (come ad esempio quelle religiose) non possono essere considerate scientifiche. Secondo Popper gli assunti psicoanalitici, orientati a spiegare determinati comportamenti, non sono scientifici perché non falsificabili, visto che ogni interpretazione riesce sempre ad inquadrare ogni comportamento all’interno dei suoi assunti senza possibilità di verifica.

 

Ma le teorie psicoanalitiche non possono in nessun modo essere falsificate?

Secondo un altro filosofo della scienza, Adolf Grünbaum, gli assunti psicoanalitici possono essere falsificati e lo dimostra partendo dagli stessi lavori del padre della psicoanalisi, Sigmund Freud.

Grünbaum osserva, in Introduzione alla psicoanalisi, nuova serie di lezioni, revisione della teoria del sogno, 1932, come Freud ridiscusse gli assunti fondamentali della sua teoria più nota, quella del sogno come appagamento allucinatorio dei desideri , per tener conto dei sogni dei pazienti affetti da nevrosi traumatiche, i quali, per sua stessa ammissione, facevano venir meno la funzione del sogno e la cui discussione non portava ad una soluzione soddisfacente. Inoltre in Ossessione, paranoia, perversione 1915 era pronto a mettere in discussione la teoria dell’omosessualità alla base della paranoia mediante la presentazione di un caso in contrasto con tale teoria.

In pratica Freud ha sottoposta alla falsificazione alcuni dei suoi assunti.

Oggi ogni psicoanalista, nella sua pratica clinica, quando effettua ipotesi, sulla base del suo modello teorico, dovrebbe metterle sempre in discussione e formularle attraverso modalità che devono  renderle falsificabili. Purtroppo, allo stato attuale,  non sempre questo processo viene effettuato.
Possiamo quindi affermare che la psicoanalisi, come afferma Grünbaum, è a caccia di una collocazione scientifica che, nonostante i suoi sforzi, ancora non riesce a trovare (2).

 

Come strappare il concetto di inconscio alla speculazione metafisica.

Indubbiamente ogni meccanismo mentale si incarna nella biologia del cervello. Tale meccanismo implica l’acquisizione, l’apprendimento di regole sociali, simboli culturali e l’attribuzione di significati alle cose. Attraverso determinati processi si costruiscono dei modelli per rappresentare ed interpretare la realtà e tali modelli entrano a far parte della nostra memoria. Tutto questo può semplicemente avvenire attraverso una forma di elaborazione che non raggiunge la consapevolezza.

Tale processo non lo si può osservare direttamente ma lo si comprende anche attraverso i suoi effetti (azioni automatiche, lapsus).

Un uomo può entrare in conflitto cosciente con regole sociali esterne, ma questo conflitto può esprimersi anche con quelle regole apprese e quindi viverlo inconsapevolmente lottando con sé stesso nel tentativo di risolvere la questione attraverso delle soluzioni di compromesso (sintomi) mediante processi di elaborazione non necessariamente coscienti.

L'uomo tende a dare significati alle cose (veri, falsi o ipotetici) e vive e agisce sulla base di questi. Un sogno ad esempio è, per la moderna neurobiologia,solo materiale di scarto privo di alcun significato, ma è l’uomo stesso che ci attribuisce dei simboli carichi di significati e rimugina su questi grazie alle emozioni che tali attribuzioni suscitano.

L'inconscio non ha certo una sede ma è solo una definizione operativa di un processo sul quale si attribuiscono inconsapevolmente dei significati. E tali significati hanno importanza nella misura in cui è l'uomo stesso ad averne bisogno. Un comportamento cosiddetto inconscio altro non è che un’azione spinta da un lavoro di elaborazione inconsapevole sulla base di rappresentazioni immagazzinate nella nostra memoria. Non c’è ovviamente alcuna elaborazione inconscia senza che ci sia un processo biologico-cerebrale (3).

 

In che modo la psicoanalisi può funzionare? Una lettura cognitivo-comportamentale del modello psicodinamico

La tecnica psicoanalitica, anche se nasce con una base teorica specifica (rendere cosciente conflitti o traumi nascosti), a fini pratici, utilizza elementi cognitivo-comportamentali, strategici e tecniche di suggestione.

Quando gli psicoanalisti ricostruiscono e interpretano danno un senso al sintomo, ne attribuiscono un significato seppur più verosimile che vero, una rilettura probabilistica della realtà e non per questo meno influente sul comportamento. Danno quindi vita ad una realtà nuova, ridefinita, spingendo il paziente a modificarne la visione e di conseguenza la valenza del comportamento sintomatico. Ecco la sua equivalenza di tecnica suggestiva e di ridefinizione. L’analista sta quindi effettuando una ristrutturazione cognitiva e gli effetti terapeutici dipendono più da questa che da un effetto catartico o abreativo, anche se gli effetti di quest'ultimi possono essere dovuti più alla valenza suggestiva che ad un reale riemergere di conflitti rimossi.

il trauma può anche esserci, tuttavia è un evento specifico (abuso, violenza, incidente) piuttosto evidente e difficilmente rimosso mentre ciò che sono meno evidenti sono quei processi di vita quotidiana (comunicazioni emotive distorte , distorsioni relazionali protratte nel tempo , serie di esperienze interpersonali negative) che possono rappresentare quelli che vengono definiti traumi nascosti ed è quelli che lo psicoanalista cerca, ricostruisce e decodifica.

Interpretazioni, decodifiche e nuovi significati fanno da stimolo nel modificare il comportamento del paziente e la ricostruzione è utile nella misura in cui tendea fornire le basi per una nuova decodifica (suggestione) ed un terreno favorevole teso a far accettare tale suggestione.

Ma a fini pratici cos'altro fa l’analista quando interpreta e decodifica? Attribuisce un significato nuovo a qualcosa (sintomo, percezione della realtà) e spinge il paziente a modificare questo qualcosa. L'analista lo fa, forse, con presupposti diversi, ma inevitabilmente e inconsapevolmente mette in atto tecniche simili a quelle cognitive e di suggestione. D’altronde lo stesso Freud in introduzione alla psicoanalisi, seppur con le legittime obiezioni orientate a sostenere la sua teoria, discute su questa possibilità.

Al pari della ristrutturazione cognitiva fornisce una nuova logica al mondo e al sintomo del paziente e ne modifica semplicemente la sua espressione disadattiva. Ed è questo che determina le basi di un cambiamento.

Da un punto di vista strategico-comportamentale Haley, in le strategie della psicoterapia 1974 , osserva come nei sistemi umani vi siano interazioni legate alla lotta per l'egemonia del potere e argomenta come nella relazione terapeutica tale lotta continui. Ogni comportamento  in fase di transfert (sintomi, minacce di suicidio ecc) viene sminuito dall'atteggiamento passivo dell'analista (quasi a trasmettere: se ti uccidi io continuo nel mio lavoro) una mossa strategica di potere che inevitabilmente induce al cambiamento, vista l'inutilità del sintomo e la frustrazione di quest'ultimo. Anche la passività dell'analista classico ha effetti terapeutici strategico-comportamentali indipendentemente dal suo reale significato teorico di partenza. La psicoanalisi  ha in se elementi di suggestione, ristrutturazione cognitiva e comunicazione paradossale.

Verso quali patologie è più indicata?

L'analista si pone come elemento essenziale per offrire una nuova relazione (positiva) da far interiorizzare al paziente, quella relazione che, per una serie di ragioni, non è stata permessa in fase di sviluppo. Nel cosiddetto "transfert" il paziente ripropone quelle modalità relazionali patologiche che, grazie all'analista, vengono comprese, dispiegate e ridefinite. Il paziente apprende quindi una nuova modalità relazionale in grado di riutilizzarla all'esterno. In virtù dei tempi decisamente lunghi appare chiaro che tale modello sembri inadeguato per patologie particolarmente invalidanti che necessitano di risultati più veloci, come i disturbi d'ansia ad esempio. Nata paradossalmente per la cura delle nevrosi, per la loro espressione particolarmente invalidante (panico, ossessioni, fobie) appare quindi poco efficiente (4).

Diverso il discorso è per le tecniche psicodinamiche di tipo breve, esse, al pari delle terapie brevi di tipo comportamentale e strategico, pongono la loro attenzione sul sintomo e stimolano in modo più attivo e veloce il cambiamento.

Per quel che riguarda altri disturbi come quelli di personalità e/o soprattutto i disagi di tipo esistenziale, in cui vi è maggiore necessità di un intervento più strutturale meno orientato all’aspetto sintomatico e più sulla struttura globale della personalità e sui quali un maggior tempo appare necessario, la psicoanalisi sembra trovare un terreno fertile sul quale intervenire.

 

Note

  1. Si veda Robert, la ricerca scientifica in psicologia, BUL 1994
  2. Migone, terapia psicoanalitica, Franco Angeli, 2002.
  3. Per una maggior trattazione sull’incoscio e le sue rappresentazioni si veda, Stern, Ammanitti, Rappresentazioni e narrazioni, Laterza 1991.
  4. Sulla efficacia dei vari approcci psicoterapici si veda Morosini et al. Ital Psychopatol, 2004 ; 10:62-70