Nella varietà dei rapporti familiari biologici o acquisiti il conflitto più aspro si registra innegabilmente tra suocera e nuora.Ma tanta ostilità è davvero giustificata?

Il dizionario è eloquente: suocero è semplicemente “il padre del marito o della moglie”; suocera è “la madre del marito o della moglie”, ma anche “donna litigiosa e autoritaria”!

Nella varietà dei rapporti familiari biologici o acquisiti il conflitto più aspro si registra innegabilmente tra suocera e nuora. Si contendono l’amore dello stesso uomo sfidandosi ognuna con le proprie armi migliori d è plausibile che serpeggi tra le due una certa competizione: cucina, cura della casa, educazione dei figli o spese domestiche, tutto può diventare terreno di confronto. Ma tanta ostilità è davvero giustificata?

 

Le ragioni di tanta antipatia

Per quanto oggettivamente esistano esemplari  poco gradevoli della categoria, la pessima fama della suocera sembra però spropositata rispetto ai suoi effettivi misfatti. La psicoanalisi suggerisce tuttavia una spiegazione, ipotizzando  che i suoceri siano i “sosia cattivi” dei nostri genitori. Tutti i rapporti umani sono caratterizzati dall’ambivalenza, ovvero la compresenza di amore e odio; lo sono soprattutto quelli con i genitori, e con la mamma in particolare. Tra figlia femmina e madre, poi, l’intensità dell’ambivalenza sarebbe massima.  L’idea di odiare nostra madre ci risulta però intollerabile, quindi la rifiutiamo e inconsapevolmente la spostiamo sulla suocera. La malcapitata suocera è insomma lo specchio che raccoglie tutto quello che di negativo c’è stato nel rapporto con la propria madre e che, in quanto spiacevole, viene allontanato  e  proiettato su un’altra figura.

 

Genero e suocera: una segreta attrazione?

Meno drammatico del rapporto tra nuora a suocera, ma non privo di spine, è il legame tra genero e suocera. Spesso i rapporti si mantengono su una formale cortesia, ma con una avversione reciproca di fondo. I generi inorridiranno al solo pensiero, ma secondo l’interpretazione psicoanalitica data da Freud, dietro l’antipatia e il senso d’irritazione del genero nei confronti della suocera si nasconderebbe in realtà una segreta attrazione. Ebbene sì! Secondo Freud, tra genero e suocera si instaura una relazione ambivalente. La suocera è diffidente verso il nuovo arrivato che le porta via la figlia, ma allo stesso tempo partecipa sentimentalmente alla vita affettiva della figlia, immedesimandosi in lei tanto da arrivare, inconsciamente, ad essere attratta dal genero.

Il genero sarebbe geloso della suocera, che per prima ha avuto l’amore della sua donna, ma allo stesso tempo rivedrebbe in lei la figura della propria madre, che è per ogni maschio il primo oggetto d’amore. Il tabù dell’incesto, che spinge poi il bambino a rinunciare alla propria madre per rivolgere il suo amore verso altre donne, si sposterebbe quindi anche sulla suocera. La reciproca antipatia tra genero e suocera servirebbe allora proprio a tenerli lontani e scongiurare un incesto, seppure solo psicologico e simbolico, che nella nostra mente rappresenta, dai tempi primitivi, un grave pericolo per la specie.

 

La salvaguardia della coppia

La suocera può essere troppo invadente, cercando di metter bocca sulle questioni che riguardano la coppia e scatenando la competizione con la nuora. Se la suocera si sente autorizzata a dire la sua, tuttavia, è perché le si lascia invadere indebitamente il campo senza porre limiti a protezione della coppia. I figli sono spesso eccessivamente dipendenti dai genitori: anche dopo il matrimonio continuano per comodità a chiedere o accettare soldi ( per pagare il mutuo, le bollette…), portano i bambini dai nonni che li accudiscono gratis, approfittano volentieri di pranzi domenicali e pietanze da asporto. Questo, oltre a indebolire la coppia che non si regge sulle proprie gambe, autorizza i suoceri a interferire in qualche misura nella vita degli sposi.

Anche i suoceri hanno d’altra parte le loro difficoltà; se non riescono a tollerare il distacco dei figli,  possono entrare in competizione con il genero o la nuora per dimostrare che in realtà il figlio non è autonomo ed  ha  ancora bisogno di loro. In questo modo non devono confrontarsi con la solitudine e la sensazione di invecchiamento che comunque aleggia sullo sfondo quando un figlio esce di casa.

 

Cosa fare per andare d’accordo

Le basi per un rapporto armonioso con i suoceri si pongono già dai primi incontri di presentazione. La suocera, come ogni essere umano, vorrà fare una buona impressione alla nuora. Cercherà, presumibilmente, di mostrare il meglio di sé e delle sue capacità, in vari ambiti dello scibile umano, che possono spaziare dalla ricetta del suo impareggiabile tiramisù al decalogo per la perfetta stiratura delle camicie. E’ infruttuoso mettersi in competizione con lei: molto più saggio riconoscere le sue qualità e ammettere che potremmo anche imparare qualcosa da lei!

Spesso si tende a non avere un rapporto personalizzato con la suocera, ci si frequenta cioè solo in occasioni familiari di gruppo, con la presenza del partner, del suocero, dei figli. Passare del tempo con lei, condividendo un interesse comune, può essere un’occasione insolita per scoprirla come persona, al di là della ingombrante etichetta di “suocera”. Cercare di conoscere i suoi gusti per farle un regalo davvero personale, e non semplicemente dovuto, a Natale o al compleanno, la farà sentire piacevolmente considerata.

I contrasti tra i suoceri e il genero o la nuora hanno di solito a che fare con le interferenze dei suoceri nella vita della coppia o nell’educazione dei bambini. Deve essere chiaro che le decisioni spettano alla coppia. L’opinione dei genitori è certamente importante e l’affetto nei loro confronti è forte, ma al primo posto va messa la nuova famiglia che ci si è scelti. Se il genitore è più importante del coniuge, significa che non c’è stato un distacco necessario per potersi davvero sposare. Barcamenarsi cercando di non scontentare nessuno è una strategia inefficace che crea tensione nella coppia: la presa di posizione a favore del partner deve essere forte e chiara.

Essere autonomi economicamente e nelle decisioni è un’ottima base di partenza: la coppia deve cavarsela da sola. Vivere insieme o vicini è una condizione ad alto rischio di dipendenza reciproca e andrebbe quindi evitato; meglio anche che ciascuno abbia le chiavi di casa propria, per evitare che non solo i suoceri, ma anche i figli, continuino a entrare a piacimento in una casa che non è la loro. Se si ha uno spazio proprio in cui sperimentarsi e vivere l’intimità della propria nuova famiglia, anche i rapporti con genitori e suoceri non saranno subìti  ma scelti, con maggiore libertà e piacere reciproci.