Una volta effettuata la diagnosi di Disturbo Specifico dell'Apprendimento, l'intervento terapeutico deve essere progettato in un'ottica multidisciplinare.

Una volta effettuata la diagnosi di Disturbo Specifico dell'Apprendimento e sulla base degli approfondimenti funzionali, si può progettare l'intervento terapeutico.

Per la caratteristica natura del disturbo (un disturbo neuropsicologico che inficia l'apprendimento) e del paziente (un minore in età scolare), è sempre auspicabile un approccio multidisciplinare.

Se immaginiamo l'individuo come nodo di una rete di interazioni sociali, ci rendiamo conto che, quando si parla di bambini, per la loro condizione esistenziale di dipendenza, questa rete è anche più rigida: molte ore vengono trascorse a scuola, molte altre in famiglia su argomenti di tipo scolastico; spesso anche gli impegni extrascolastici dei ragazzi sono costituiti da attività strutturate (es. corso sportivo o di musica). Questi sono gli ambienti che intrecciano la rete in cui è immerso il bambino.

Risulta molto importante, quindi, che essa sia una rete che sostenga il bambino, come una rete di salvataggio e non lo intrappoli all'interno delle proprie dinamiche rigide e/o pregiudizi.

Il bambino con DSA non è un bambino svogliato o stupido, ma un bambino che fa più fatica degli altri ad apprendere, perchè non può usare in maniera automatica le abilità scolastiche di base (lettura, scrittura, calcolo). Ma questa difficoltà lo rende un bambino difficile [1], un bambino, cioè, che cerca soluzioni, non sempre adatte, per superare le sue difficoltà e il suo senso di inferiorità.

 

Gli interventi

Anche gli interventi terapeutici predisposti per ciascun bambino devono essere organizzati secondo un modello di rete [4], che coinvolge il bambino, la sua famiglia, la scuola e l'équipe che lo ha in carico.

 

(Ri)abilitazione logopedica

Di norma, il primo passo da effettuare il più tempestivamente possibile è la presa in carico da parte del servizio di logopedia.

Tradizionalmente si parla di riabilitazione, ma in questo caso sarebbe più corretto il termine abilitazione logopedica, perchè con il bambino con DSA non si lavora per far riacquistare una capacità perduta, ma per attivare al meglio possibile un'abilità non posseduta.

Il professionista logopedista ha come obiettivo l'allenare al massimo la specifica abilità deficitaria e, contemporaneamente, insegnare al bambino l'uso di strategie e strumenti di compensazione del suo deficit.

 

Intervento psico-pedagogico

Un punto fondamentale è la corretta informazione in materia di DSA, da effettuare sia con il bambino, sia con la famiglia, che con la scuola.

Il momento della comunicazione della diagnosi è, in tal senso, il primo atto.

E' bene che la restituzione della valutazione diagnostica venga effettuata separatamente ai genitori e al bambino. Se si riesce a chiarire i dubbi relativi all'intelligenza, alle capacità, alla motivazione del bambino, tale intervento è già di per sé terapeutico: il bambino è sollevato dalla notizia di non essere più stupido dei suoi compagni, i genitori comprendono i comportamenti del figlio e, indirizzati sulle soluzioni da intraprendere, affrontano le difficoltà con maggiore serenità.

 

Individuazione di strategie didattiche

Una diagnosi approfondita e particolareggiata è il punto di partenza perchè gli insegnanti, formati nella didattica per DSA, in consiglio di classe individuino gli strumenti compensativi (es. uso del computer, della calcolatrice, delle mappe mentali...) e dispensativi (es. evitare di far leggere ad alta voce, interrogazioni programmate, verifiche più brevi o maggior tempo a disposizione...) più adatti alle specificità di ogni allievo.

A tal fine è necessario che gli insegnanti siano adeguatamente informati in materia di DSA, anche per effettuare una tempestiva segnalazione alle famiglie nel caso ravvedano i segnali di un possibile disturbo specifico.

Un tutor, con competenze specifiche, che segua il bambino nello studio a casa può essere sia un valido aiuto didattico che uno strumento per alleggerire il clima in famiglia.

 

Consulenza psicologica e psicoterapia

La scuola è per i bambini l'ambito che generalmente li impegna maggiormente, sia come tempo di permanenza che come rilevanza dei risultati attesi. Nel caso di DSA molto marcati, che rendono fallimentare l’esperienza scolastica, si può attivare un circolo vizioso per il quale la perdita dell’autostima conseguente al fallimento scolastico determina significativi nuclei ansiosi e depressivi che contribuiscono a peggiorare la resa scolastica e che rappresentano un fattore di rischio psicopatologico. Oppure i bambini possono cercare di superare quel sentimento di inadeguatezza che gli deriva dal sentirsi meno bravi dei compagni, mettendo in atto comportamenti oppositivi e provocatori.
E’ facile che il bambino con DSA arrivi intimamente a stimarsi poco rispetto al concetto di sé scolastico (l’idea che il bambino ha di sé come alunno), idea poi sovente generalizzata anche al concetto di sé non scolastico. La percezione di scarsa autoefficacia può indurre un’attribuzione all’esterno del locus of control, con la conseguente impressione di non poter modificare il corso degli eventi. Secondo Dreikurs [2] si instaura una “sindrome da fallimento“: questi bambini affrontano i compiti con aspettative iniziali per il successo molto basse e si aspettano sempre di fallire.

L'intervento psicologico con il bambino con DSA ha come obiettivo il rafforzamento dell'autostima, la modificazione di atteggiamenti e comportamenti disfunzionali e l'eventuale intervento psicoterapeutico sulla psicopatologia diagnosticata in comorbidità.

E' parimenti raccomandabile un intervento di consulenza con la famiglia del bambino (anche attraverso gruppi di sostegno dedicati specificatamente a genitori di bambini con DSA) per lavorare sulle criticità che il DSA porta all'interno delle relazioni familiari: per esempio i comportamenti oppositivi del bambino, la gestione dell'impotenza e della rabbia, la valorizzazione degli aspetti funzionali e dei punti di forza specifici di ciascun individuo.

Alcuni autori [3-5] evidenziano l'importanza di riuscire ad individuare le doti del bambino, da coltivare con passione: questa indicazione, valida per tutti i ragazzi, lo è ancora di più se può compensare con dei successi meritati gli insuccessi scolastici e le frustrazioni che il DSA comporta.

 

Fonti

  1. ADLER A. (1930), Psicologia del bambino difficile, Newton Compton, Roma, 1993.

  2. DREIKURS R. (1961), Psicologia in classe, Giunti e Barbera, Firenze, 1976.

  3. GRENCI R., ZANONI D. (2007), Storie di normale dislessia, Ed. Angolo Manzoni, Torino.

  4. ROVERA G. G., FASSINO S., FERRERO A., GATTI A., SCARSO G. (1984), Il modello di rete in psichiatria. Considerazioni preliminari, Rass. Ip. Min. Med., 75: 1-9.

  5. STELLA G. (1996), La dislessia. Aspetti clinici, psicologici e riabilitativi, Franco Angeli, Milano.