L psicologia della Gestalt, partendo da una visione olistica dell’essere umano, considera mente e corpo come parti integranti di un’unica realtà.

F. Perls, il padre della Psicoterapia della Gestalt, suggeriva di sostituire la frase “io ho un corpo” con “io sono un corpo”, sottolineando l’abitudine a considerare il corpo come qualcosa di esterno a noi, un oggetto che ci appartiene, una “carrozzeria che ci porta a spasso” e della  quale di solito ci accorgiamo solo quando “crea” dei problemi.

La psicologia della Gestalt, partendo da una visione olistica dell’essere umano, considera mente e corpo come parti integranti di un’unica realtà, costituita da un processo di rinnovamento continuo in cui gli aspetti e le esperienze psicologiche non sono separabili da quelle corporee. L’organismo umano è qualcosa di più della semplice somma di mente e corpo e non può essere compreso a partire dall’analisi delle singole parti che lo costituiscono.

In quest’ottica la psicoterapia ha lo scopo di facilitare l’esperienza di sé come unità,  favorendone la consapevolezza e agevolando i processi di integrazione di dimensioni  conflittuali (fisiche, cognitive, emotive). Nel corpo è scritta la storia delle persone, nel corpo si costruisce l’esperienza psicofisica di unità e relazione. Il corpo è il luogo del sentire, delle emozioni che diventano concrete ed esperibili attraverso la modulazione delle tensioni muscolari, con il corpo entriamo in contatto o inibiamo il contatto con l’ambiente.

 

Ascoltare il corpo

Ascoltare il corpo del paziente significa osservare quello che accade “nel qui e ora”: tensioni muscolari, respiro, postura, emozioni, movimenti ripetitivi, per comprendere “come” la persona fa esperienza del corpo, non per interpretarlo ma per sostenerlo nella scoperta di sé.

L’organismo si muove e interagisce con l’ambiente come totalità, seguendo l’emergere dei bisogni: di volta in volta i bisogni soddisfatti tornano sullo sfondo per permettere ad altri di emergere. In questo processo di continuo aggiustamento omeostatico ogni stimolo, interno o esterno, costituisce un’alterazione dell’equilibrio di base. Questo processo si autoregola finchè la persona sente e riconosce i propri bisogni e cerca soluzioni creative per soddisfarli; quando è ostacolato si creano situazioni di malessere. L’intervento psicoterapeutico tenta di ripristinare un contatto creativo con l’ambiente quando questo processo di autoregolazione fallisce. Quando l’organismo non riesce ad esprimere le emozioni e/o bisogni, impara a bloccare le espressioni corporee dei sentimenti inibendo i movimenti che li formano.

Il movimento viene inibito concretamente, contrastandolo con un’eguale forza di muscoli opposti, che quindi sono mobilitati ma impediti nel movimento, ad esempio un pugno stretto ma immobile. L’espressione di un’emozione così interrotta può cronicizzarsi e rimanere presente nell’organismo sotto forma di tensione quasi invisibile. Implicita in queste inibizioni muscolari è una scissione del funzionamento della persona in parti (polarità) opposte: una parte che vorrebbe agire e l’altra che blocca l’azione, per esempio desiderio di colpire e contemporaneamente paura di farlo.

Attraverso il lavoro sul corpo è possibile acquistare consapevolezza di queste “tensioni- emozioni” congelate che impediscono il contatto (con gli altri ma anche con parti di sé) o lo rendono rigido.

 

Scongelare il corpo rendendo consapevole la persona

Intervenire “meccanicamente” su queste tensioni, ad esempio insegnando al paziente una tecnica di rilassamento, può essere un primo passo utile ad alleviarle ma l’intervento non è soddisfacente se non è accompagnato da un percorso di consapevolezza e possibilità di espressione di quelle emozioni (e quindi di quei movimenti) “congelate”.

Dare la possibilità di esprimersi significa facilitare il dialogo tra le parti, dando voce alle polarità non espresse. Rendere consapevole il conflitto interno permette di trovare un nuovo adattamento creativo a partire dalle risorse della persona stessa, tenendo conto che ogni termine del conflitto ha un messaggio importante da comunicare e una funzione da svolgere per l’organismo (ad  esempio attacco/ fuga, dolore/rabbia, ecc).

La trasformazione della tensione in espressione favorisce quindi una riappropriazione consapevole di parti di sé prima ignorate o conflittuali, creando un nuovo equilibrio in cui ciò che era stato alienato diventa più tollerabile ed accettabile, equilibrio che permette di sviluppare nuove modalità di contattare l’ambiente e di soddisfare i propri bisogni. In questo modo anche le malattie, o i sintomi dolorosi possono diventare alleati, non nemici da combattere ma aree di sofferenza a cui dare ascolto.

 

Bibliografia

  • S.Ginger, A, Ginger. “La Gestalt. Terapia del con-tatto emotivo”, ed. Mediterranee, 2004
  • A. Schnake. “I dialoghi del corpo”, ed. Borla, 1998
  • AAVV. “Il corpo nella terapia della Gestalt”, Quaderni di Gestalt n°6/7, 1988

Articolo scritto per la rivista PNEI (numero 5 luglio-agosto 2008)