Il termine "psicoterapia" fu utilizzato per la prima volta dallo scrittore Van Eeden nel 1889 per descrivere un metodo di cura basato sull'intervento delle funzioni psicologiche

Nel 1889 lo psichiatra e scrittore olandese Frederik Van Eeden espresse la definizione di psicoterapia intesa come cura delle funzioni psicologiche di un individuo. Essa è un mezzo che agisce mediante processi psicologici ed ha  lo scopo di mettere in discussione le dinamiche psicopatologiche di un essere umano, di eliminarne o ridurne i sintomi promuovendo lo sviluppo funzionale della sua  personalità. La psicoterapia è mediata dal linguaggio ed è modellata da un principio teorico al quale aderisce.


Lo psicoanalista interpreta e lo fa in considerazione di una teoria psicodinamica di fondo, non lancia a caso la sua interpretazione, ma la effettua sulla base di una reazione prevista (abreazione, catarsi, riflessione, ecc.)  dal suo modello teorico.  Rendendo cosciente il significato recondito di un comportamento si darebbe, secondo teoria, una maggiore possibilità al paziente di controllarlo e/o modificarlo.

Quindi un aspetto cardine del processo terapeutico psicoanalitico (interpretazione) viene effettuato secondo un progetto terapeutico ben definito:
consentire una crescita personale del paziente mediante l'acquisizione di una maggiore consapevolezza delle sue azioni e fornire a quest'ultimo la possibilità di interiorizzare una relazioni positiva mediante la sua interazione con l'analista.

Al pari, lo psicologo cognitivo-comportamentale effettua le sue prescrizioni sulla base del proprio modello teorico, il quale è  validato anche da esperimenti di laboratorio e si aspetta delle reazioni conseguenziali (assuefazione, abituazione, condizionamento ecc) ed, anche in questo caso, ogni stimolo (prescrizioni, interventi, consigli) è somministrato sulla base di una teoria scientifica di riferimento e con un progetto ben stabilito:
addestrare il paziente ad affrontare i suoi disagi e correggendo quelle distorsioni cognitive che lo spingono ad interpretare in modo scorretto determinate situazioni.

Ancora, lo psicologo strategico utilizza interventi studiati allo scopo di ottenere reazioni paradossali mediante stimoli validati da una lunga esperienza empirica ma anche stimoli di stampo comportamentale. Esso ha un progetto terapeutico stabilito e si aspetta risposte sulla base dei risultati evidenziati nella letteratura di riferimento:
addestrare il paziente a modificare la valenza negativa di una realtà che lui stesso ha contribuito a costruire mediante errori nelle soluzioni e a  modificare l'errata percezione della realtà stessa tramite esperienze correttive.

Tutti fanno psicoterapia, ossia cercano di ottenere un cambiamento, e lo fanno mediante un PROCESSO, ossia un procedimento complesso che si basa su una modalità scientifica condivisa, ossia:

  • RACCOLTA DATI,
  • SOMMINISTRAZIONE DI STIMOLI,
  • OSSERVAZIONE e VALUTAZIONE.

La terapia psicologica contempla tale processo e solo l'insieme di tali procedure può essere definito psicoterapia.

 

In ogni processo psicoterapeutico sono presenti una serie di elementi aspecifici e riscontrabili in quasi tutti gli interventi e una serie di elementi specifici che caratterizzano esclusivamente un tipo di modalità terapeutica.

Essi sono definiti come:

  • ridefinizione: ossia una lettura di un comportamento sotto un'altra prospettiva - tipica delle terapie relazionali, cognitivo-comportamentali e strategiche;
  • abreazione: ossia la possibilità di portare a livelli maggiori di consapevolezza emozioni e conflitti - presente nelle terapie sia analitiche che umanistiche e relazionali;
  • interpretazione:  rappresenta una spiegazione del significato inconscio di un determinato comportamento – maggiormente accentuato nell’intervento psicoanalitico;
  • prescrizioni comportamentali: si esorta il paziente ad effettuare una esperienza dal vivo affinchè possa sperimentare una nuova esperienza emozionale correttiva  - presente nei modelli sia comportamentali che strategico-relazionali;
  • suggestione: si esplica nell'imporre nuove idee e nuove convinzioni nel paziente - presente con modalità più o meno marcate in quasi tutte le forme di intervento psicoterapeutico.

E’ opportuno considerare che in ogni orientamento vi sono anche “infiltrazioni” di  fattori specifici di altri modelli teorici e che è davvero raro incontrare psicoterapie “pure” prive di influenze teoriche esterne.

Va evidenziato che esiste oggi una crescente proliferazione di tecniche o metodi che si autodefiniscono psicoterapeutici ma sono del tutto privi di un substrato teorico e metodologico riconosciuto e si fondano su principi pseudoreligiosi o su filosofie new age. La psicoterapia va pertanto distinta da quelle situazioni in cui si riceve un aiuto psicologico informale da amici, parenti o terapeuti improvvisati.
qualsiasi stimolo orientato al cambiamento (consiglio, richiesta esplicita, commento, interpretazione) se non implica in sé un modello teorico di riferimento ed un procedimento tecnico come su espresso effettuato da un medico o psicologo con una specializzazione almeno quadriennale, NON è psicoterapia!!

Fonti:

  • Enciclopedia del Cicap (la psicoterapia di Armando De Vincentiis)
  • L'arte del cambiamento–Nardone, Watzlavick, Ponte alle Grazie.
  • Change, le tattiche del Cambiamento, Fisch, Weakland, Segal, Astrolabio.
  • Giornale italiano di terapia del comportamento, Bulzoni Editore.
  • Manuale di psichiatria, Sarteschi, Maggini, Edizioni SBM.