L'articolo si propone di spiegare all'utente chi sia e che cosa faccia il medico radiologo, figura professionale spesso poco o male conosciuta.

Se la maggior parte delle persone sa abbastanza bene in che cosa consiste l'attività di un ginecologo o di un ortopedico, non altrettanto si puo' dire di quella del medico radiologo. L'espressione “vado in radiologia” esprime la diffusa tendenza ad attribuire l'esito dell'esame all'apparecchiatura diagnostica piuttosto che alla perizia del medico radiologo che ne interpreta le immagini e le correla al paziente. La “visibilità” del medico radiologo verso il paziente si è ridotta dall'ultimo quarto del secolo scorso ad oggi, a causa dell'aumento del volume di lavoro e delle metodiche diagnostiche. Fino agli anni '60, il medico radiologo eseguiva spesso personalmente gli esami radiografici, prima di interpretarli. Vi era quindi quasi sempre un rapporto diretto fra paziente e medico radiologo, cosi' come, ad esempio, con il medico ortopedico. Oggi, invece, il medico radiologo esegue personalmente le procedure di diagnostica ecografica e della mammella, oltre, naturalmente, a tutta la radiologia interventistica mentre, per il resto della sua attività, interpreta immagini acquisite dai collaboratori tecnici, secondo protocolli da lui definiti.

Il medico radiologo che esegue, ad esempio, un esame ecografico o un esame clinico-strumentale delle mammelle, dove l'analisi della mammografia è integrata dalla visita senologica (physical examination degli anglosassoni) e dall'esame ecografico, ha, come altri specialisti, una comunicazione immediata con il paziente, che gli permette di instaurare un rapporto empatico, di feeling e di far sentire il paziente al centro dell'attenzione del medico.

Quando invece il medico radiologo esamina una radiografia, un esame TC o di risonanza magnetica (RM), di solito esamina dati e immagini acquisite dai collaboratori. La comunicazione con il paziente è in questi casi mediata e avviene con l'acquisizione delle informazioni raccolte dal tecnico radiologo o dall'infermiere e con l'emissione del referto dell'esame. Proprio il referto, la cosiddetta “risposta” è l'atto medico del medico radiologo, che spesso non è riconosciuto come tale dal paziente. Il referto, o la diagnosi, infatti, non è il prodotto di una macchina, ma di un medico radiologo che è focalizzato su quel paziente, anche se non lo ha visto direttamente, ha letto attentamente le motivazioni all'esecuzione dell'esame e le informazioni raccolte dai collaboratori, ha analizzato attentamente le immagini, ha correlato le sue osservazioni al paziente, è giunto ad una conclusione e, infine, ne ha verificato la congruità. Il referto, atto medico, è in questi casi lo strumento principale di comunicazione fra medico radiologo, paziente, medico o medici di riferimento del paziente. L'impegno del medico radiologo all'eccellenza, basato su una buona preparazione medica generale, specialistica in radiologia e diagnostica per immagini, e, per alcuni di noi da conoscenze più specifiche in alcuni settori, quali, ad esempio quello muscolo-scheletrico o della mammella, sulla conoscenza della biomeccanica, della patologia e della terapia, sul costante aggiornamento professionale, sull'identificazione di procedure diagnostiche corrette, sul buon rapporto con i collaboratori tecnici ed infermieri, finalizzato al bene del paziente, sull'attenta analisi di ogni singolo paziente, sul buon rapporto con i colleghi medici di medicina generale e specialisti di altra branca, permette di stilare referti radiologici corretti e pertinenti, che rappresentano il paziente e fanno si' che egli li senta “propri” e non generici e “asettici”. Di più, la disponibilità del medico radiologo a parlare direttamente con il paziente, a spiegare il referto, quando gli viene richiesto, a comunicare ed interfacciarsi con i colleghi medici di riferimento, aiuta ad instaurare quel rapporto di fiducia che è di grande aiuto nella soluzione dei problemi di salute di ciascuno di noi.