L'articolo fornisce al lettore un mezzo standardizzato per la valutazione del proprio peso corporeo, oltre a stimolare una riflessione sulle tante variabili che devono essere prese in considerazione.

Il peso ideale e l’armonia fisica sono alla base del nostro benessere e del nostro equilibrio. L’ideale, cioè il modello perfetto valido per tutti non solo sul versante estetico ma anche salutistico, è un principio contro natura. L’ideale secondo natura non prevede modelli preconfezionati, ma la conquista di uno stato di armonia con se stessi e con il proprio corpo, considerato nella sua unicità.

E’ noto fin dall’‘800 che il peso eccessivo è causa di morte precoce e di seri danni fisici. Nel corso del ‘900, cardiologi, dietologi ed altri specialisti hanno continuato a richiamare l’attenzione sul rischio dell’obesità, vera catastrofe per l’organismo.

Per questo, la necessità e l’urgenza di dimagrire quando si è davvero obesi è fuori discussione, visti e considerati i pericoli per la salute. Ma è sbagliato e controproducente demonizzare un paio di chili in più, vizio che risparmia ben poche rappresentanti tra le donne.

Non mancano, quindi, alcuni criteri oggettivi per misurare il proprio stato di salute. Si tratta di parametri riconosciuti, che servono come semplice termine di confronto, cioè come mezzo per quantificare il peso che si adatti meglio alla propria fisiologia.

A prescindere dall’obiettivo (dimagrire, ingrassare, mettersi in forma), il punto di partenza del viaggio verso il benessere è conoscere il proprio peso reale e paragonarlo a quello “ideale” di riferimento.

 I sistemi per calcolarlo sono numerosi se riferiti all’aspetto estetico, ma non adatti se usati per stabilire un limite di salute. Il mercato delle formule per calcolare il peso ideale è ricco, ma le differenze tra l’una e l’altra sono minime. Quasi tutte si basano sul sesso, l’età ed una serie di dati antropometrici, come l’altezza o il perimetro del torace.

 Come fare, allora, a capire quando è arrivato il momento di affidarsi ad una dieta dimagrante?

Schema IMC

Attualmente, è IMC (Indice di Massa Corporea) la formula utilizzata e non a torto, visto che è raccomandata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). L’IMC, chiamato anche “indice di Quetelet” dal nome del suo ideatore o BMI (Body Mass Index), si ottiene dividendo il peso in chilogrammi per il quadrato dell’altezza in metri.

Se volete calcolarlo, comunque, sappiate che, secondo l’OMS, il risultato dell’IMC va così valutato:

-  tra 18,5 e 24,9 i valori sono normali;

-  tra 25 e 29,9 si è in sovrappeso;

-  tra 30 e 34,9 si parla di obesità di I grado;

-  tra 35 e 39,9 si parla di obesità di II grado;

-   > 40 si parla di obesità di III grado o grave.

Tuttavia, è importante precisare che la conoscenza di questo indice di riferimento per la valutazione dello stato ponderale di un individuo è puramente orientativa e necessita sempre di una personalizzazione da parte del medico, il quale l’adegua alla realtà strutturale e compositiva del soggetto con ulteriori parametri (taglia corporea, quantità di massa grassa e sua distribuzione regionale, quantità di massa magra, contenuto idrico, ecc.).

Può verificarsi, ad esempio che:

-  un individuo in sottopeso sia carente di massa magra ed eccedente di massa grassa   (l’intervento dietetico-comportamentale, in questo caso, dovrà incrementare il peso corporeo sanando lo squilibrio dei due comparti, cioè aumentando la massa magra e riducendo la massa grassa);

-  un individuo in sovrappeso non debba ridurre il proprio peso perché dovuto esclusivamente ad un eccesso di massa magra (sportivo);

-   il sovrappeso dipenda da un abnorme contenuto di acqua corporea extracellulare e che si debba, pertanto, solo stimolare la diuresi e così via.

Questi esempi dimostrano come i parametri rilevati vadano correlati fra di loro e l’intervallo dietetico comportamentale modulato sulle necessità effettive del paziente.