Tumore della mammella: diagnosi

Salvo CataniaOggi i mezzi diagnostici hanno fatto passi da gigante: il 30% dei tumori viene evidenziato dalle macchine e la diagnosi precoce consente il trattamento conservativo della mammella e la guarigione dell'80% dei casi.
Articolo a cura di .  Pubblicato il 28/04/2008, cliccato 434131 volte.
 

Prevenzione secondaria del tumore al seno

Il tumore al seno (carcinoma mammario) è una delle patologie femminili più diffuse ed il segno più evidente della sua presenza è un nodulo che si avverte sotto le dita. Fino agli anni '70 la palpazione, da parte del medico o della persona, era il sistema più diffuso per scoprirlo.
Oggi i mezzi diagnostici hanno fatto passi da gigante: il 30% dei tumori viene evidenziato dalle macchine e la diagnosi precoce consente il trattamento conservativo della mammella e la guarigione dell'80% dei casi. Più dei due terzi dei tumori, tuttavia, viene ancora scoperto dalle donne attraverso l'autopalpazione del seno.
Ed ecco il punto: l'autopalpazione non va vissuta con ansia, perché l'esperienza insegna che la maggior parte dei noduli mammari viene scoperta non tanto dalla donna che esegue le manovre prescritte (illustrate anche in questo dépliant), quanto casualmente sotto la doccia, davanti al televisore, in ufficio, in situazioni cioè dove può capitare di passarsi inavvertitamente la mano sul seno.

La cosa veramente importante è che ogni donna impari a conoscere le proprie mammelle, a verificare eventuali variazioni di forma e consistenza e a sentire subito una presenza estranea. Perché con l'autopalpazione la diagnosi non è precocissima (per essere avvertito, un nodulo deve avere un diametro di almeno un centimetro) però si arriva ugualmente in tempo: per il trattamento conservativo, per la guarigione.

Conoscere per prevenire: com'è fatta la mammella

Spesso una donna giustifica il mancato controllo del seno col fatto che sente la mammella piena di noduli e quindi causa di ansia e spavento.

Mammella: anatomia

Ciò è dovuto alla conformazione stessa della ghiandola mammaria, che si presenta come un grappolo d'uva, dove gli acini (deputati alla produzione di latte durante l'allattamento) sono legati tra loro da tessuto fibroso e circondati da cellule di grasso.
Questa struttura "nodulare" non deve spaventare: il nodulo tumorale ha una consistenza del tutto diversa e quando compare, la donna che conosce il proprio seno lo riconosce.

La ghiandola mammaria, solo abbozzata nell'infanzia, si sviluppa nell'adolescenza grazie agli estrogeni (ormoni prodotti dalle ovaie) e raggiunge le sue dimensioni finali al termine dello sviluppo.
La sua composizione continua a modificarsi nel corso della vita: nelle giovanissime prevale la parte ghiandolare, che raggiunge il massimo sviluppo durante la gravidanza e l'allattamento. Nella donna adulta questa regredisce, creando spesso lacune che vengono riempite di liquido (le cisti mammarie, tipiche dopo i 40 anni) e nella menopausa viene assorbita e sostituita da tessuto adiposo.
Ogni periodo della vita ha quindi una sintomatologia diversa, da verificare, se è il caso, con il proprio medico.

L'autoesame

Se conoscete il vostro seno, l'autoesame è quasi un gioco.
Una volta al mese, preferibilmente al termine del ciclo mestruale, potete mettervi davanti allo specchio ed osservare le vostre mammelle, prima con le braccia lungo i fianchi e poi a braccia alzate e mani dietro la testa: una certa differenza di dimensioni tra una mammella e l'altra è normale.

Autoesame del seno

Meno normali sono invece eventuali affossamenti o raggrinzimenti della pelle. Anche il capezzolo non dovrebbe avere retrazioni o sporgenze irregolari. Dopo esservi attentamente guardate, potete passare alla palpazione: meglio eseguirla in posizione supina e con una mano dietro la nuca.

Con l'altra mano, a dita distese e ravvicinate, provate a palpare la mammella opposta, con pressione leggera e movimento rotatorio di scorrimento della pelle sulla ghiandola sottostante.
In questo modo è possibile apprezzare la superficie del tessuto ghiandolare, che si presenta finemente granulare nelle donne giovani, per diventare sempre più liscia e omogenea con il passare degli anni.

Sintomi frequenti

Il dolore
E' in genere la causa principale che porta una donna a chiedere una visita specialistica. Spesso è bilaterale e correlato al ciclo mestruale, a volte è monolaterale e perdura anche dopo il ciclo o compare dopo la menopausa: in ogni caso il dolore non ha alcuna connessione con il tumore, essendo legato a cause prevalentemente funzionali.

Autoesame della mammella

I noduli
Bisogna distinguere tra nodularità diffusa e nodulo singolo. La prima è in genere legata alla conformazione ghiandolare della mammella o (dopo i 35 40 anni) alla presenza di piccole cisti: non ha quindi alcuna importanza.
Il nodulo isolato costituisce invece un sintomo importante e richiede una visita specialistica. Non allarmatevi però prima del tempo, perché la maggior parte dei noduli e delle alterazioni del seno sono di natura benigna.

La secrezione
E' un sintomo frequente e quasi sempre legato ad una condizione benigna. Una modesta secrezione è spesso fisiologica o legata a fenomeni infiammatori temporanei. Se invece la secrezione è continua o sieroematica può essere dovuta alla presenza di un papilloma (lesione benigna) o, raramente, di una neoplasia. In questo caso è bene ricorrere ad una visita specialistica.

La mammografia

E' l'esame più importante della diagnostica senologica e consiste in una radiografia della mammella in due o tre proiezioni (dall'alto in basso, lateralmente e obliquamente). La dose di radiazioni emessa dagli apparecchi mammografici più avanzati è minima e non causa alcun disturbo, anche ripetendo l'esame.
L'età per fare la prima mammografia in assenza di sintomi ed a scopo precauzionale varia dai 35 ai 40 anni, mentre nelle ragazze giovani deve essere eseguita in presenza di una alterazione sospetta.

Mammografia

Con la mammografia è possibile scoprire le più piccole lesioni non ancora palpabili o microcalcificazioni che possono essere l'espressione di una iniziale proliferazione di cellule tumorali. Per questo è l'esame fondamentale per la diagnosi precoce del tumore al seno: gli screening mammografici hanno infatti portato ad una consistente riduzione della mortalità, in particolare delle donne in postmenopausa.
La mammografia è meno efficace nelle giovanissime, per la densità del tessuto ghiandolare, che limita il potere di risoluzione della metodica, riducendo il contrasto tra tessuto normale e patologico. Ecco perché nelle donne giovani può essere utilizzata l'ecografia.

L'ecografia

E' un esame semplice, che utilizza ultrasuoni per individuare o caratterizzare i noduli.
Oltre che per le donne giovani è indicata come integrazione della mammografia per le donne in menopausa, perché permette con assoluta sicurezza di distinguere un nodulo solido da una cisti e consente di orientare la diagnosi sulla natura del nodulo.

Deve sempre essere integrata dall'esame clinico.
I limiti sono rappresentati dall'impossibilità di evidenziare le microcalcificazioni, visibili solo in mammografia, e dalla difficoltà di esaminare le mammelle a costituzione prevalentemente adiposa, tipiche delle donne in post-menopausa.

L'esame citologico

Con la mammografia e l'esame clinico è l'accertamento fondamentale per la diagnosi del carcinoma mammario, perché indaga specificatamente le cellule. Può essere eseguito su secrezioni del capezzolo, sul liquido prelevato dall'aspirazione di una cisti o su materiale prelevato da una lesione solida.
L'esame citologico delle secrezioni è consigliabile solo quando queste sono sieroematiche (cioè costituite da sangue).

Risonanza Magnetica Mammaria (RMM)

Sino ad oggi è da considerarsi tecnica da considerare ad integrazione della mammografia e della ecografia, sempre previa valutazione caso per caso.Essa infatti permette di identificare tumori non altrimenti riconoscibili con i test tradizionali, ma purtroppo evidenzia anche un discreto numero di aree falsamente sospette.
Il controllo “periodico” con RMN in assenza di sintomi è da ritenersi giustificato solo per la sorveglianza di donne a rischio genetico o elevato rischio di familiare per carcinoma mammario.
Tale contributo è particolarmente elevato nelle mammelle radiologicamente dense.

Indicazioni:
- Presenza di localizzazioni metastatiche da carcinoma occulto
- Sospetta multifocalità o multicentricità con relativo rischio anche per la mammella controlaterale
- In presenza di protesi , per una valutazione della loro integrità e della presenza di raccolte o lesioni nei piani profondi
- Tessuto ghiandolare denso
- Monitoraggio pre-e post-terapia oncologica neoadiuvante per una più precisa definizione della lesione residua nel contesto delle componenti fibrotiche e necrotiche
- Follow-up dopo chirurgia conservativa in presenza di lesioni cicatriziali di dubbia interpretazioni

Controindicazioni:
- Quelle generiche alla RM (placche metalliche, clips metalliche - da tempo si usano quelle biocompatibili, pacemaker…)

PET (Tomografia a emissione positronica)

E’ l’indagine nucleare di più recente sviluppo, finalizzata allo studio delle lesioni mammarie, alla stadiazione loco-regionale, e alla valutazione delle lesioni a distanza.
Si basa sull’impiego di traccianti (radiofarmaci marcati con radioisotopi a emissione positronica) che vengono captati dalle cellule tumorali costituiti da molecole di interesse biologico (zuccheri semplici, precursori metabolici, aminoacidi..)
Somministrando questi farmaci ad un paziente con tumore ed utilizzando una apparecchiatura di rilevazione (PET) si può studiare una regione corporea (Pet distrettuale) o di tutto il corpo (Pet whole-body), ottenendo delle immagini che sono l’espressione delle differenze metaboliche tra i tessuti neoplastici e quelli normali.
Le applicazioni sono quindi molteplici e diverse in comune alla RMM.

Applicazioni:

-Alla diagnosi
- Diagnosi della lesione primitiva
- Caratterizzazione biologica del tumore
- Stadiazione della malattia - Diagnosi precoce delle recidive
- Ristadiazione in caso di ripresa dlla malatia
- Monitoraggio del trattamento
-Nel follow-up
-Nello studio del tumore metastatico a sede primitiva ignota

L’esame whole-body è in grado di fornire un quadro globale dello stato clinico della paziente e di sostituire diversi accertamenti diagnostici nell’esame dei vari distretti.

 

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