Il pca3, può essere utile nella diagnosi e nella gestione del tumore alla prostata

Introduzione

L’adenocarcinoma prostatico è uno dei tumori più comuni negli uomini, si stima che questo abbia nel mondo un incidenza di circa 670.000 nuovi casi l’anno, di cui circa 225.000 in Europa.

Una diagnosi precoce è ancora affidata al controllo clinico attraverso un espoliazione rettale e al dosaggio del psa, ma deve in ogni caso essere confermata tramite la biopsia prostatica. Purtroppo però il principale strumento di indicazione alla biopsia, cioè il psa, non è malattia specifico.

Questo può innalzarsi in diverse situazioni non per forza legate a una neoplasia, come prostate molto grandi o infiammate. La biopsia alla prostata è comunque una procedura invasiva associata a dolore, fastidi ed alcune complicanze.

Per tanto, la ricerca scientifica ha rivolto i suoi studi nel tentativo di selezionare un marker che sia più specifico del psa.

Il PCA3 che è un gene specifico della prostata poco espresso nel tessuto prostatico normale, come dimostrato nei lavori di Bussemakers del 1999, ma che aumenta nel 90% dei casi di tumore alla prostata.

L’analisi dei livelli di RNA in rapporto ai livelli di RNA messaggero del psa da luogo ad un punteggio, tale valore può essere d’aiuto all’ urologo nell’ algoritmo diagnostico del tumore alla prostata, indicando il rischio di avere tale patologia.

 

Dati scientifici

Una volta dimostrato che l’espressione di tale gene aumentava nei casi di tumore alla prostata, in letteratura scientifica si è discusso su quale fosse il cut-off per di rischio.

In base ad un lavoro di Mark pubblicato nel 2007 su Urology si stabiliva come punteggio di demarcazione il valore di 35, dimostrando che integrando tale dato al psa, questo aumentava l’accuratezza diagnostica della biopsia fino all’ 80%. In oltre sempre nel 2007 Nakanischi dimostrava che maggiore era il valore del Pca3 maggiore era il volume del tumore e maggiore era il Gleason score, indicando una correlazione con l’aggressività della patologia.

 

Cosa influenza il PCA3

Mentre nei primi studi sembrava che tale marker non fosse influenzato da nessun fattore esterno, si è visto in base a dati recenti che il PCA3 è influenzato dall’ età, infatti Kattle in un lavoro pubblicato nel 2011 sul Word Journal of Urology dimostra che superati i 65 anni la soglia di rischio del PCA3 aumenta spostando il cut-off da 35 a 40.

Invece dai dati analizzati dallo studio reduce, che ha analizzato il rischio di tumore alla prostata in 8122 pazienti che assumevano la dutasteride, è risultato che tale farmaco non influenza il PCA3 score.

 

Utilità del PCA3

Allo stato attuale il grosso problema per urologi e pazienti non è tanto diagnosticare un tumore alla prostata, ma in realtà capire quale è una forma aggressiva a quale no, ed in base a ciò decidere la terapia più appropriata.

Van Poppel in uno studio Europeo multicentrico in cui sono stati arruolati 1009 uomini di cui 348 con diagnosi di tumore della prostata, ha riscontrato un PCA3 statisticamente più elevato in presenza di Patologia oncologica della prostata.

Sulla base di questi dati ed analizzando il volume tumorale è giunto alla conclusione in contrasto con quanto detto nel 2007 da Nakanischi che il pca3 è utile nel diagnosticare tumori a basso rischio in quanto è risultato inferiore a 20 indica che è una patologia a bassa aggressività, mentre non c’è evidenza statistica che valori di pca3 elevati indicano una patologia aggressiva.

PCA3 nella scelta della biopsia

Questo marcatore ha un ruolo sicuramente importate nella scelta di eseguire o ripetere la biopsia, infatti si è visto che integrandolo con il rapporto psa libero/totale e con il psa velocity nel aumenta la predittiva del 35%, come dimostrato da Auprich, ed altri e che inserendo anche il pca3 nei nomogrammi diagnostici facevano passare il potere predittivo degli stessi dal 60 al 69%.

 

Conclusione

Il PCA3 è utile nella diagnosi del tumore della prostata e del determinare patologie a bassa aggressività, ma ha comunque un costo elevato, può essere influenzato da alcuni fattori come l’età del paziente e il cut off di 35 non è universalmente accettato.

Pertanto tale marcatore non può sostituire, ne la biopsia, ne tantomeno il psa ma lo può integrare per una più accurata diagnosi e per evitare molte biopsie prostatiche.