Pensavate che bastavano le radiazioni elettromagnetiche, gli xenobiotici e lo stress ossidativo a mandare a morte prematura gli spermatozoi?
Naturalmente no, infatti quest’anno gli intontiti “girini” italiani dovranno fare i conti anche con gli anticicloni. Caligola e Nerone? Le caldane testicolari meriterebbero il nome di Attila!

Che il calore non faccia bene ai gioielli di famiglia era cosa nota e ricordata spesso in diversi lavori scientifici anche da nomi noti a livello internazione come R.J. Aitken che sottolinea come un “MILD SCROTAL HEATING” possa già danneggiare il DNA contenuto negli spermatozoi. “Mild”, per i meno anglofoni sta per “moderato”.

In effetti, nella maggior parte dei mammiferi, al contrario delle femminili ovaie che sono posizionate dentro la pancia, i testicoli sono scomodamente appesi al sotto di questa, in locazione apposita che pare abbia funzione di raffreddamento.
D’altronde, se il Creatore là li ha messi, un qualche motivo, oltre la facilitazione di scaramantiche grattatine, doveva pur avercelo. Pare che il livello soglia oltre il quale il DNA cominci a fare i capricci sia già intorno ai 35° C , ragion per cui sarà lecito aspettarsi, dopo una tal torrida e plurianticiclonica estate, una flessione della fertilità di coppia nei prossimi due mesi.

Anticicloni permettendo, posto, ammesso e non concesso, ancora, che la sequenza africana finisca. In assenza di altre faccende in grado di nuocere, però, dopo una settantina di giorni i testicoli dovrebbero riprendere a funzionare correttamente. Montagna, quindi, o mare ? Con Attila, quest’anno poca differenza farà.

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17579989