Il Calcio, naturalmente l'elemento chimico e non lo sport, aumenta la motilità degli spermatozoi!

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Calcio, come elemento chimico

Questo è l'argomento della lettura magistrale d’apertura al Meeting annuale dell’European Society of Human Reproduction and Embryology (ESHRE), che si sta svolgendo in questi giorni qui in Germania, a Monaco di Baviera. 

L'apertura andrologica al Meeting di quest'anno focalizza un argomento molto particolare e ancora in parte poco conosciuto, cioè il rapporto tra i difetti di stoccaggio e mobilizzazione del calcio e la motilità e l’iperattivazione che coinvolgono la cellula "spermatozoo" che diventa così capace a fertilizzare un ovocita.

La lettura è stata affidata a Chris Barratt, ricercatore dell’Università scozzese di Dundee, che ha presentato uno studio prospettico sui difetti del calcio studiando tre gruppi di uomini: un primo gruppo costituito da pazienti che erano stati indirizzati verso una fecondazione in vitro (IVF), un secondo gruppo da uomini con una indicazione verso una tecnica più complessa, come l’iniezione intracitoplasmatica di spermatozoi (ICSI), ed infine un terzo gruppo di controllo, costituito da donatori di liquido seminale.

E’ un dato ormai certo che la motilità degli spermatozoi, la loro iperattivazione e capacitazione sono momenti importanti e critici nella loro “corsa” attraverso le vie genitali femminili, fino ad arrivare all’ovocita, penetrare la zona pellucida e alla fine fecondarlo.

Tutte queste delicate fasi della riproduzione umana, che precedono la formazione di un embrione e che interessano lo spermatozoo, sono regolate e controllate dalla presenza dell’elemento calcio, questo è un dato già noto ma poco sappiamo ancora di come esattamente si scatena questo complesso processo d’iperattivazione.

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Spermatozoo nella zona pellucida del suo ovocita

I ricercatori dell'Università scozzese hanno valutato in modo sistematico la capacità degli spermatozoi di scatenare la modificazione e la liberazione di calcio in risposta all’uso, in vitro, di tre agonisti marcati; cioè hanno valutato, usando questi prodotti, le modalità di come si scatenava l’iperattivazione e quali erano le modificazioni intracellulari del calcio nei tre gruppi di maschi considerati.

Si è visto così che la mancanza d’iperattivazione degli spermatozoi, dopo utilizzo degli agonisti considerati, era più presente nei pazienti IVF rispetto ai donatori e che il difetto di calcio era una osservazione costante e comune nei pazienti indirizzati verso una ICSI.

Questi dati di laboratorio, purtroppo non clinici, confermerebbero che i difetti di calcio nei maschi potrebbero portare ad una non perfetta iperattivazione dei loro spermatozoi e questo abbasserebbe tutti gli indici di fertilizzazione che possiamo osservare in una normale tecnica di fertilizzazione in vitro.

Questi dati ancora indicherebbero che il rilascio del calcio “immagazzinato” è un segnale fondamentale per ottenere l’iperattivazione degli spermatozoi e che difetti nello stoccaggio di questo importante elemento chimico porterebbero ad avere uno spermatozoo incapace a fertilizzare un ovocita.

Al momento sappiamo che molte alterazioni del liquido seminale sono alla base di un’infertilità maschile ma, in molti casi, non si hanno, per questi problemi clinici specifici, terapie mirate.

Questo studio può essere un importante punto di partenza per valutare l’uso di potenziali farmaci capaci di regolare la mobilizzazione e lo stoccaggio del calcio a livello dello spermatozoo, e quindi orientarci verso una più razionale e mirata strategia terapeutica in molte dispermie che oggi osserviamo.

 

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