Questa informazione non “rivoluzionaria”, forse un po’ scontata, ma ben documentata, emerge dai risultati di una ricerca, che ha interessato 100.000 persone distribuite in diciannove diversi Paesi europei, condotta dal Centre for Economic and International Studies dell’Università degli Studi di Roma-Tor Vergata e fatta in collaborazione della Fondazione Angelini.

Questi sono i punti più significativi sottolineati da questo documento:

1) Mangiare sano e bene, non essere in sovrappeso ed essere “attivi” riduce in modo importante le probabilità di contrarre una patologia cronica; si calcola, partendo da una popolazione perfettamente sana, una probabilità individuale inferiore di avere una malattia cronica intorno al 30%.

giovanniberetta_obesity

2) Sentirsi bene, “in salute” sembra essere un atteggiamento positivo e capace da solo di bloccare l’insorgenza e/o l’evoluzione di molte patologie croniche. Le persone che si dichiarano con una salute cagionevole e “povera” sembrano avere una probabilità d’insorgenza di un problema clinico cronico importante tre-quattro volte superiore, nei tre anni successivi, rispetto a chi ha dichiarato di stare bene e di essere in buona salute.

giovanniberetta_body-balance

3) Fare del volontariato e più in generale avere una vita sociale ricca con relazioni affettive valide e gratificanti (famiglia, amici, e altro) sembra ridurre le probabilità di contrarre malattie, anche complesse, come ad esempio un tumore. Dato quasi incredibile a credersi ma, in termini di rischio relativo nei tre anni e mezzo successivi, pare che chi non si dedica al volontariato ha probabilità quasi raddoppiate di ammalarsi di un tumore.

giovanniberetta_images-34

4) Persone con più alti livelli d’istruzione sembrano avere migliori potenzialità fisiche e mentali e si ammalano di meno; questo discorso vale per tutte le patologie eccetto che per i tumori. Si sa che, in diverse parti del Mondo, i laureati vivono di più rispetto a chi ha portato a termine la sola scuola dell’obbligo; ad esempio in Italia la differenza di longevità per i laureati viene stimata in tre anni. La nostra ricerca indica che questo dato dipende anche dal fatto che avere un’istruzione maggiore porta generalmente e più facilmente ad adottare corretti stili di vita, eccezion fatta per il fumo (la percentuale dei fumatori è infatti uguale tra i laureati e i non laureati), e ad utilizzare più facilmente e più correttamente le informazioni medico-sanitarie ricevute. Chi ha un’istruzione da scuola elementare presenta probabilità raddoppiate di ammalarsi di diabete o di avere un attacco cardiaco rispetto a chi ha fatto anche le scuole superiori.

giovanniberetta_images-35

5) Un altro aspetto “politico” infine, ultimo ma non meno importante, emerso da questo studio, è che un punto in più di spesa sanitaria sul PIL (Prodotto Interno Lordo) può determinare nella popolazione matura degli ultracinquantenni una riduzione importante delle malattie croniche. In sintesi si potrebbe dire che ogni euro in più di buona spesa sanitaria ne produrrebbe non meno di quattro, netti in termini di beneficio, per la salute e la soddisfazione generale nella vita della nostra gente.

giovanniberetta_spesa-sanitria-300x166

 

Fonte:

http://www.ceistorvergata.it/public/CEIS/file/event/PromoConvegnoCEISAngeliniFinale.pdf