Questa notizia sensazionale, ma tutta ancora da verificare e da valutare, è stata lanciata in questi giorni da un gruppo di ricercatori francesi del Laboratorio Kallistem di Lione che riferiscono di essere riusciti ad ottenere spermatozoi maturi, “in provetta” partendo da cellule immature, come gli spermatogoni, ottenuti da uomini azoospermici, tramite biopsia testicolare.

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Queste notizie, spesso risultate successivamente non reali, sono state in questi ultimi anni purtroppo non infrequenti e quindi tutto deve essere preso con molta cautela e verificato.

Lo stesso Laboratorio–Azienda si rifiuta al momento di diffondere dati e risultati più precisi fino alla futura pubblicazione del relativo brevetto, che ha già ricevuto un nome: Artisem

L’assenza di dati scientifici pubblicati e verificabili, su rivista autorevole, naturalmente ci spinge ad essere estremamente prudenti nel considerare come reale e vera questa notizia, considerando il fatto che una spermatozoo maturo, capace di fertilizzare un ovocita, impiega circa 72 giorni per diventare tale partendo da una cellula seminale immatura. 

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Nel frattempo l’amministratore delegato del Laboratorio in questione parla di un importante risultato, il primo, capace di risolvere potenzialmente l’infertilità di migliaia di uomini in tutto il mondo che hanno un blocco maturativo a livello dell’epitelio seminale a volte non spiegabile.

Per il momento tutti gli esperti di patologia della riproduzione umana hanno manifestato un atteggiamento critico, scettico e preoccupato per le ripercussioni inevitabili e le speranze, che potrebbero essere disattese, come già è successo, nei confronti di migliaia di uomini azoospermici che non hanno spermatozoi nel loro liquido seminale.

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Se effettivamente dovesse funzionare ed essere vera, comunque, questa metodica in vitro, come si può ben immaginare, aprirebbe grandi prospettive terapeutiche; detto questo ricordiamoci sempre comunque che, se anche dovessero iniziare ora le sperimentazioni ufficiali, con test clinici su uomini, difficilmente l’utilizzo di questa metodica, nella pratica clinica, potrà essere consentita prima dei due anni.

 

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