Si sapeva già che negli uomini esistono variazioni stagionali nella quota di ormoni presenti nel sangue, ad esempio il testosterone, il cortisolo oppure ci sono differenze di quote di colesterolo e di vitamina D; ora un lavoro “pesante”, pubblicato recentemente sulla rivista Chronobiology International, condotto da un gruppo di ricercatori della Clinica Medica del Dipartimento di Scienze Mediche dell’Università di Ferrara e dell’Unità di Andrologia Medica dell’Università di Parma, ha stabilito, un po’ in controtendenza rispetto ad altri precedenti lavori, che sarebbe l’estate la stagione più propizia per avere un liquido seminale capace di far diventare un uomo un papà.

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Questa ricerca conferma comuque che vi è un andamento stagionale sulla qualità di alcuni parametri del liquido seminale, soprattutto la motilità; a questo proposito sono stati analizzati tutti i dati clinici raccolti su 5.188 uomini, valutati in ben 11 anni di lavoro.

I risultati mostrerebbero che la motilità degli spermatozoi raggiunge il suo picco durante l'estate mentre questa è più bassa durante i periodi invernali.

Lo spermatozoo per raggiungere il suo gamete femminile, l’ovocita, deve nuotare attraverso il collo uterino, l’utero e le tube di Falloppio della partner e gli uomini che hanno più probabilità di fertilizzare un ovocita devono avere almeno un 40% di buona motilità.

I numeri, secondo questa ricerca parlano chiaro: gli uomini con una motilità progressiva valida, cioè superiore al 40 per cento, raggiungono una percentuale del 65,3% nel periodo estivo, e solo del 50% nei mesi invernali; quindi lo sperma sembrerebbe più fertile nei mesi centrali dell’anno, raddoppiando la sua “attività” nei mesi di luglio ed agosto rispetto al mese di gennaio.

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I ricercatori, nel tentativo di spiegare questi positivi cambiamenti stagionali del liquido seminale, hanno ipotizzato, come possibili cause, le modificazioni stagionali di alcuni ormoni, ad esempio il testosterone, fattori questi che possano giocare un ruolo rilevante così come la luce, che guida alcuni animali, anche in cattività, ad avere, in certi periodi dell’anno, un maggior numero di accoppiamenti con il fine ultimo di garantire poi la nascita successiva dei figli in periodi più favorevoli e facili dell’anno.

Lo studio presentato è sicuramente molto interessante ma ora altre verifiche e osservazioni in questa direzione saranno necessarie per dire l’ultima parola.

 

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