Il caso del tumore al testicolo diagnosticato al ciclista varesino che ha lasciato il Tour de France. Lo specialista spiega: “Nessun legame diretto fra sport e malattia; ma attenti alle infiammazioni ricorrenti”.

«Lascio la corsa: ho un tumore al testicolo sinistro».
La prima giornata di riposo della 102esima edizione del Tour de France è stata scossa dal drammatico annuncio del corridore Ivan Basso. Ieri nelle varie conferenze stampa che precedevano la tappa odierna sui Pirenei, il 37enne ciclista varesino della Tinkoff Saxo, che occupava il gradino 158 della classifica generale della Grande Boucle, ha dunque ufficializzato i suoi problemi di salute.

«Ho avvertito un forte dolore dopo la caduta nella quale sono stato coinvolto durante la quinta tappa del Tour», ha spiegato Basso. Sono stati effettuati subito tutti gli accertamenti del caso, che hanno portato purtroppo all’annuncio. La TAC ha certificato la presenza di cellule tumorali nel testicolo sinistro del due volte vincitore del Giro d’Italia.

Ivan Basso è già rientrato in Italia per sottoporsi ad un immediato intervento chirurgico previsto per la giornata di domani al San Raffaele di Milano.

Facile e istintivo immaginare un collegamento tra il tipo di sport praticato da Basso e la patologia che lo ha colpito. Molte ore sul sellino di una bicicletta, lo sforzo della pedalata, la dieta ferrea, l’abbigliamento sportivo aderente ed elastico. Sono dunque a rischio anche i suoi colleghi?

Quello del lombardo non è un caso isolato tra l’altro. Nel ciclismo c’era già stato Lance Armstrong, lo statunitense, sette volte vincitore della Grande Boucle, operato per la stessa malattia nel 1996. Ha sconfitto il cancro ed è tornato all’attività agonistica nel 1998 e da allora con la sua Lance Armstrong Foundation raccoglie fondi per finanziare la ricerca contro i tumori.

I dubbi sui possibili danni di uno sport così faticoso sono comunque legittimi e per saperne di più ecco il parere scientifico del professor Gabriele Antonini, urologo e andrologo presso il Policlinico Umberto I di Roma.

L’ubicazione del tumore di Ivan Basso potrebbe far pensare a un rapporto consequenziale fra ciclismo e insorgenza di patologie. Questo legame c’è?

«Non c’è una correlazione diretta tra ciclismo e tumore al testicolo. Non tutti coloro i quali vanno in bici sviluppano una patologia oncologica. Certo è che i continui microtraumi a livello scrotale possono, alla lunga, determinare infiammazioni che potrebbero, ma solo in teoria, favorire la comparsa di una patologia anche grave. Infiammazioni ricorrenti come le orchiti o le epididimiti, potrebbero diventare pericolose e incentivare malattie più gravi».

Quali sono i disturbi, fra gravi e meno gravi, che possono colpire l’atleta che pratica ciclismo a livello agonistico?

«Chi pratica il ciclismo a livello agonistico sviluppa in maniera frequente infiammazioni della ghiandola prostatica. È la compressione a livello vascolare che può determinare nel tempo questo disturbo cronico. Ci sono persone che riferiscono al medico di una eccessiva frequenza urinaria oppure di una sensazione di pesantezza avvertita come fastidio sordo a livello del perineo, della pelvi o del basso ventre. Indipendentemente dall’età. Del resto i ciclisti amatoriali possono anche avere più di 50 anni quindi cominciano ad avvertire questi disturbi anche indipendentemente dall’attività sportiva ma associati alla naturale ipertrofia prostatica».

L’uomo che corre in bicicletta rischia anche complicazioni a livello di prestazioni sessuali o di fertilità?

«La risposta è no. Però, sempre sulla base del discorso delle infiammazioni a livello testicolare, queste potrebbero diventare responsabili di alterazioni della qualità del liquido seminale, della motilità e delle forme tipiche degli spermatozoi. Grazie al cielo non causano né impotenza né sterilità. Quando si fa uno sport c’è una sollecitazione maggiore, dunque una maggiore incidenza di infiammazioni con quel senso di pesantezza scrotale e bruciore nell’atto di urinare o eiaculare».

Il caso di Basso ha un precedente, quello di Lance Armstrong: in due anni, con un ciclo di terapie, l’americano sconfisse la malattia. Che intervento si rende necessario dopo una diagnosi di questo tipo?

«Occorre innanzitutto fare una distinzione. Ci sono due tipi di tumori testicolari. Il primo, quello più comune, è quello che colpisce le cellule germinali del testicolo responsabili della produzione degli spermatozoi che vengono codificati come “seminomi”. Questo tipo di cancro è il più frequente e ha una percentuale di sopravvivenza molto alta, dell’80%. Il secondo tipo è quello dei “ non seminomi” ovvero carcinomi embrionali, i coriocarcinomi, i teratomi e poi i tumori del sacco vitellino. Questi “non seminomi” sono i più difficili da trattare e sono quelli che più facilmente determinano la comparsa di metastasi».

Si opera sempre e comunque?

«Sì, tutti i tumori ai testicoli si operano con l’asportazione del testicolo (“orchiectomia”). In linea di massima, quando sono “seminomi” presi in fase precoce, non richiedono né chemioterapia, né radioterapia, ma l’intervento sì. Purtroppo l’uomo tende a controllarsi molto poco rispetto alla donna che spesso va dal ginecologo perché per natura è più portata a prendersi cura di un apparato molto importante per la sua vita di futura madre. Dunque, per le patologie genitali maschili capita che le diagnosi vengano fatte in fase ormai avanzata della malattia (le tappe sono: tumore al testicolo, linfonodi, metastasi a livello polmonare ed epatico). Per non avere sorprese basterebbe la prevenzione come per esempio la auto palpazione, per capire se c’è qualcosa che non va. Dobbiamo ricordare che da quando non esiste più il servizio di leva, ai giovani ragazzi è venuta a mancare una buona occasione per essere controllati a livello medico. Se pensiamo che questo genere di tumore colpisce soprattutto fra i 20 e i 40 anni, ecco che proprio quella fascia di età diventa a rischio in assenza di check up».

Quali sono le alterazioni a livello di fertilità?

«La patologia oncologica potrebbe avere qualche influenza sulla fertilità. Tumori, infiammazioni, varicocele(vene varicose sul testicolo) possono alterare la temperatura all’interno del testicolo causando una mutazione della qualità del liquido seminale. Fino a qualche anno fa i figli si facevano a 20/25 anni; oggi ci si pensa verso i 40 anni e le infiammazioni croniche sono in agguato. In caso di cancro a livello scrotale, dopo l’ asportazione del testicolo serve la radioterapia o alla chemioterapia. Per chi lo desidera è quindi possibile ricorrere a scopo preventivo alla crioconservazione, ovvero al congelamento, degli spermatozoi per averli poi a disposizione “sani” per un concepimento assistito in futuro».

C’è un età anagrafica consigliata per praticare il ciclismo senza incorrere in alcun rischio dal punto di vista della salute?

«No, si può praticare a qualsiasi età; l’importante è, alla prima avvisaglia a livello testicolare, effettuare una visita andrologica».

Nel ciclismo la parte sollecitata da sfregamento sul sellino è anche quella anale. Quali possono essere le problematiche?

«A livello anale ci possono essere esclusivamente problemi emorroidari. Consiglio sempre sedili anatomici che diminuiscono l’attrito».

L’abbigliamento specifico del ciclista ha una qualche influenza su determinate patologie genitali nell’uomo?

«Indumenti troppo stretti di sicuro non favoriscono la circolazione, quindi anche questo può favorire l’insorgenza di disturbi di vario tipo. L’ideale è un abbigliamento aderente, ma non costrittivo».

Dopo un intervento o un ciclo di terapie per combattere il cancro ai testicoli, si torna a una vita normale e attiva da tutti i punti di vista?

«Si guarisce e si torna a vivere una vita normale. Come si vive con un rene solo, si vive anche con un solo testicolo. Con chemio e radio terapia la vita del paziente è invece influenzata, ma una volta terminate il paziente tornerà a una vita semi normale. Dico “semi” perché la componente psicologica e sociale per un uomo che abbia subito un intervento di asportazione del testicolo ha un grosso peso nella sua esistenza. Ecco perché, mentre operiamo, solitamente procediamo all’impianto di una protesi di silicone simile al testicolo rimosso».

Le diagnosi precoci sono fondamentali?

«Assolutamente sì. Sono importanti la visita con palpazione, l’ecografia scrotale e il dosaggio ormonale mirato (BetaHCG, Alfa feto proteina, testosterone totale e Ldh). E poi sarebbe opportuno farsi visitare almeno una volta all’anno da un andrologo o da un urologo».

 

Fonte:

http://www.lastampa.it/2015/07/14/scienza/benessere/il-cancro-provocato-dal-sellino-non-c-alcuna-correlazione-tHk1D5ZEJ9oZfaqSvlGiyO/pagina.html