Nel 1970, una ricercatrice della Cornell University, la Dr.ssa Julianne Imparato McGinley, era andata in uno sperduto villaggio caraibico per studiare una condizione, peraltro già conosciuta come pseudoermafroditismo, che aveva però una frequenza elevata nella popolazione.

Il motivo dello studio stava nella allora ricercata soluzione non chirurgica per il cancro della prostata consistente in una castrazione mediante farmaci. Al tempo si pensava che fosse il Testosterone la madre di tutti i problemi della prostata, oggi sappiamo che non è così, e il risultato fu la finasteride e, poi, la Dutasteride.

Oggi la si usa a dosi basse per favorire la non perdita del capillizio.

Con la pragmaticità che caratterizza popoli semplici, il fenomeno fu battezzato con vari nomi nelle lingue locali che i giornalisti tendono spesso a storpiare ma che alla fine si traduce con “coloro che hanno le palle a 12 anni”.

Nella fattispecie i bambini nati con tale anomalia nascono criptorchidi, ovvero le palle ci sono ma non nella sacca scrotale come negli altri e hanno il pene piccolissimo tanto che ad una occhiata superficiale vengono classificati femmine. A controllare un attimo in più sarebbe saltato all’occhio che manca la vagina.

Al tempo gli ecografi o le RMN che oggi individuano in un paio di minuti dove si sono nascosti i testicoli non c’erano. Come natura però vuole al tempo della pubertà, intorno a 10-12 anni, si sveglia l’ipofisi che produce stimolo adeguato per lo sviluppo delle gonadi. Se le gonadi sono ovari inizia il menarca e se sono testicoli scendono, spesso ma non sempre, nello scroto. Dato che i testicoli producono testosterone il soggetto fino ad allora creduto femmina e allevato in tal senso getta le bambole alle ortiche, fa la voce grossa e strilla alla mamma di comprarsi un paio di buoni occhiali per quando guarderà di nuovo in mezzo alle gambe della prossima figlia.

Nei giorni scorsi la BBC ha mandato in onda un’intervista ad uno di questi soggetti che ha raccontato la sua storia al The Telegraph. La notizia è stata ripresa da alcune testate che ci hanno più o meno ricamato sopra con vari gradi di accuratezza.

Il massimo punteggio negativo, tuttavia, va al giornalista che ha scritto: "i maschi alla nascita non sviluppano l'apparato genitale ma, al momento della pubertà, quando i livelli di testosterone aumentano, arriva la comparsa dei testicoli e dei muscoli del pene".

Se siamo ancora al punto che chi scrive di medicina è ancora convinto che il pene sia un muscolo, siamo messi proprio bene.

 

 

Riferimenti biblio: 

https://books.google.it/books?id=3LrQyvIWoNQC&pg=PA40&lpg=PA40&dq=julianne+imperato-mcginley&source=bl&ots=mP_prGJ65D&sig=g3wEqbnFFwCeNQ77u8Act8imzKU&hl=it&sa=X&ved=0CEoQ6AEwBjgKahUKEwipjcijyYfIAhXDWhoKHXFTCXg#v=onepage&q=julianne%20imperato-mcginley&f=false