Visto e registrato che il faidate impazza in rete insieme ad una quantità di incommensurabili bufale, stamattina ho deciso di lanciare una variante del cocktail Bloody Mary in funzione pro-spermatozoi.

Sull’ Asia Pac J Clin 2017, ovvero appena comparso sul pub-med, c’è un articolo dall’accativante titolo: The effects of tomato juice on male infertility sul quale si legge come i Ricercatori, in questo caso giapponesi, abbiano determinato i benefici del succo di pomodoro.

Che il pomodoro contenga vitamina C, vitamina E e il Licopene si sapeva ma sembrava che i benefici fossero limitati ad una azione anticancro per la prostata. Invece, lo studio Nipponico sembra abbia appurato che sei settimane di cotanto poco costoso intruglio migliori sensibilmente la motilità degli spermatozoi. A dire la verità i giapponesi hanno notato anche che insistere portando la “terapia” a dodici settimane non serve a nulla poiché gli spermatozoi sembrano andare in overdose e riprendere il loro originale pigro moto.

La cosa non sorprende poiché è noto che mettere le mani sui uno solo dei fattori che infieriscono sulla motilità e non perlomeno sulla maggior parte di costoro, significa che le altre variabili tossiche hanno più spazio per far danni

Difatti, in terapia, la vera difficoltà è nell’azzeccare la quantità giusta di farmaci per ristabilire l’ordine metabolico perduto. Spesso, invece, ci si perde in ragionamenti e calcoli sui numeri dello spermiogramma che lasciano immancabilmente il tempo che trovano - salvo discreti mal di testa - alla ricerca di una predizione di fertilità che non è nei numeri ma nella situazione della coppia.

Quindi ben venga un Bloody Mary cui ovviamente occorrerà ridurre di un bel po’ la quantità di Vodka ed aumentare quella di limone. Entro certi limiti via libera al Tabasco e libertà assoluta per il sedano. Pepe nero solo il profumo. Buona bevuta, ma non più di uno al giorno per sei settimane.