Questa prospettiva sembra essere una possibile strategia terapeutica, soprattutto in presenza di un disturbo dell’erezione secondario ad interventi chirurgici che coinvolgono la prostata.

Questi i risultati riportati da un gruppo di ricercatori danesi dell’Odense University Hospital al 32 Congresso dell’European Association of Urology, svoltosi in questi giorni a Londra.

 

  

 

Un intervento per un tumore della prostata, anche quando si utilizzano strategie chirurgiche “conservative”, facilmente presenta, come effetto collaterale importante, un disturbo dell’erezione a volte associato anche ad una incontinenza.

I trattamenti oggi disponibili sono sostanzialmente di tipo farmacologico (Sildenafil, Vardenafil, Tadalafil, Avanafil ed altro) oppure tramite iniezioni nei corpi cavernosi o ancora inserendo delle protesi peniene.

In questi anni alcune ricerche sembrerebbero dimostrare per le cellule staminali una potenziale azione terapeutica in presenza di un disturbo dell’erezione ma è la prima volta che una terapia così specifica, basata sull’utilizzo di queste cellule, ha permesso a pazienti, affetti da una disfunzione erettile post-chirurgica, di avere rapporti sessuali spontanei e completi.

Ventuno sono i pazienti che hanno partecipato allo studio e in tutti i casi considerati il problema erettivo era determinato da interventi chirurgici per cancro della prostata; i ricercatori per ottenere delle cellule staminali hanno utilizzato questa tecnica: dopo aver prelevato, tramite liposuzione, del grasso addominale, hanno isolato le rispettive cellule staminali che poi sono state iniettate nei corpi cavernosi del pene. Entro sei mesi dall’intervento otto pazienti, senza problemi d’incontinenza urinaria, sono riusciti ad avere un rapporto sessuale di tipo penetrativo.

 

       

 

I miglioramenti sembrano essere durati per circa dodici mesi e sono stati confermati utilizzando un questionario vidimato per valutare appunto la funzione erettile, cioè l’IIEF; questi risultati positivi sarebbero continuati anche oltre il primo anno dall’utilizzo della metodica.

Tutto questo potrebbe suggerire la possibilità utilizzare cellule staminali anche in presenza di disturbi dell’erezione non solo post-chirurgici ma, su questo filone di ricerca clinica, la strada potrebbe non essere breve prima di arrivare appunto ad un utilizzo clinico significativo di questa metodica.

I ricercatori sono ora decisi e pronti a passare ad una seconda fase più avanzata delle ricerche per stabilire, in modo preciso, sia la sicurezza sia l’efficacia della procedura da loro utilizzata.

Ultima osservazione infine, da prendere in considerazione, è che lo studio, qui riportato, è relativo solo ad un piccolo numero di pazienti e che la procedura manca anche di un relativo gruppo di controllo.

 

Fonte:

http://uroweb.org/wp-content/uploads/Haahr-press-release-FINAL.pdf

Altre informazioni:

http://www.medicitalia.it/minforma/andrologia/1234-nuove-terapie-emergenti-trattamento-disfunzione-erettile-de.html