L’ingegneria genetica ha fatto, di recente, passi da gigante e non ci sorprende più che la si utilizzi per la correzione di malattie portate da geni farlocchi.

La chirurgia urologica, sempre relativamente di recente, ha messo ha punto tecniche di impianto protesico di elevata efficienza e funzionalità.

All’atto pratico e semplificando al massimo, il chirurgo rimette dentro ai corpi cavernosi penieni una specie di osso detto anche baculum (dal latino bastone) che aiuta enormemente la copula impedita dalla malattia o dalla vetusta età.

Parrebbe, da ricerche apparse su Proceedings of the Royal Society, che l’umano maschietto abbia, nel corso dell’evoluzione, perso il baculum peraltro ancora posseduto ed usato da molte altre specie tra cui alcune affini come le scimmie.

La spiegazione in ipotesi degli scienziati redattori dell’interessante articolo è che la perdita sia stata determinata, sul lungo periodo, a quando la monogamia emerse come strategia riproduttiva dominante, più o meno, sostengono, al tempo dell’Homo erectus. Ovvero il non dover più competere in maniera così feroce per l’accoppiamento avrebbe di fatto reso inutile l’utilissimo ossicino.

L’aver perso l’ossino può, al limite, anche starci bene ma sostenere la relazione tra la monogamia e l’evoluzione appare, perlomeno, forzato. Stando al fatto che l’evoluzione stanga sistematicamente chi mette ostacoli alla riproduzione si potrebbe persino ipotizzare che la monogamia sia stata pari ad una malattia epigenetica. Epigenetica = malattia portata dall’ambiente in senso lato.

Guarda un po’: ora la medicina porta come soluzione le protesi peniene come sostituto del baculum.

Ma allora non si potrebbe, giacchè l’ingegneria genetica è così avanti, rimettere magari vicino al cromosoma Y una sequenzuccia di geni adatta a farlo, toh, ricrescere? Magari anche con buona pace della monogamia.