Per aborto ricorrente si intende la perdita di almeno tre gravidanze nel primo trimestre di gestazione.

Pare che la che la causa più comune sia un difetto cromosomico dell’embrione anche in coppie in cui la mappa cromosomica è normale. Nonostante ciò circa il 50% degli aborti ricorrenti non ha una causa nota.

Un gruppo di ricercatori francesi, chiedendosi giustamente se la componente maschile avesse un ruolo e tenendo peraltro presente che la letteratura in merito è discordante, ha investigato il fattore maschile in casi di coppie con aborto ricorrente contro coppie di controllo. E’ venuto fuori che esistono differenze significative nei due gruppi per quanto attiene al tempo trascorso nella ricerca di gravidanza, nel Body Mass Index, nella familiarità della infertilità e sull’inquinamento ambientale.

Nelle coppie “caso” rispetto ai “controlli sani” sia la motilità che la morfologia degli spermatozoi presentano valori più bassi mentre non sembrano esserci differenze in termini di frammentazione del DNA o nella integrità della cromatina.

Differenze invece sono presenti nei casi rispetto ai controlli in termini di aneuploidia degli spermatozoi, anche se va detto che hanno indagato il solo cromosoma 18. Nessuna di queste coppie di entrambi i gruppi, tutti sotto i 38 anni di età, aveva ottenuto gravidanze con tecniche di fecondazione assistita.

Va ricordato che si tratta sempre di coppie in cui la donna è stata indagata a fondo.

Appare abbastanza evidente dalle tabelle riepilogative del lavoro che tra i i due gruppi esistono rilevanti (significative) differenza in termini di BMI (il che significa che il sovrappeso ha un ruolo), di familiarità per infertilità e aborto mentre non sono significativi altri aspetti indagati come il consumo di alcol o di tabacco e persino il criptorchidismo e il varicocele. Interessante la correlazione aborto e esposizione a xeno estrogeni, radiazioni ionizzanti, agenti chimici, colle, lavanderie industriali, lavoro di saldatura, uso di agenti sgrassanti e vernici. L’età della donna non sembra implicare nulla.

E veniamo ai liquidi seminali: due soli i parametri dello spermiogramma che sarebbero correlati alla poliabortività e che sono la motilità totale, la morfologia ma non, guarda un po’, la concentrazione. Per quanto riguarda le aneuploidie del 18 tra casi e controlli la differenza è il doppio.

Lo studio, ovviamente, conclude che molto c’è da studiare ancora prima di definire con certezza se attribuire l’aborto ricorrente allo spermatozoo o all’ovocita. Tuttavia la lettura dei dati collima su di un fatto incontrovertibile ovvero che l’infertilità maschile è multifattoriale. A beneficio di quanti pensano che curare l’infertilità maschile sia solo questione di varicocele e integratori a pioggia.

Link al lavoro: Basic Clin Androl. 2018; 28: 4.