Dopo l'iniziale emozione per l'ennesimo episodio di “morte improvvisa” che ha colpito un giovanissimo giocatore italiano di una serie professionistica sul campo da gioco, riteniamo ora necessario fare una valutazione dei momenti tragici del soccorso attraverso le immagini più volte trasmesse dalla tv e reperibili su tutti sui principali siti web.

Chi da molti anni è impegnato nella gestione delle emergenze e forse anche chi non ha una pluriennale esperienza, ma ha un minimo di dimestichezza con le manovre di primo soccorso e il BLSD (Basic Life Support & Defibrillation), si sarà accorto che l'ultima partita che questo sfortunato atleta ha giocato con la vita doveva essere vinta nei pochi minuti successivi all'evento infausto. E invece ancora una volta si è assistito, a nostro avviso, a un’improvvisazione nei soccorsi e nella gestione dell'evento “arresto cardiaco”.

Anche nei limiti di filmati televisivi montati e quindi privi della sequenzialità temporale degli eventi, si sono notate immagini che evidenziavano alcuni risvolti non adeguati alla corretta gestione dell' accaduto e che per brevità di spazio vogliamo sintetizzare schematizzandoli.

Una premessa fondamentale da fare è che statisticamente dall'insorgenza di un arresto cardiaco la sopravvivenza dell'infortunato si riduce progressivamente del 10% ogni minuto. Può sembrare una percentuale trascurabile ma non lo è perché dopo 5 minuti essa è già ridotta al 50%! Consideriamo anche che dopo 8 minuti di anossia il danno cerebrale può considerarsi irreversibile e il paziente andare incontro a morte cerebrale nell’ipotesi che il cuore riparta.

1) Non appena si è percepita la gravità dell' evento era necessario che le manovre rianimatorie fossero eseguite da personale esperto, se pur laico, dotato di presidi adatti e addestrato ad eseguirle. Il fatto che siano state iniziate da personale anche medico delle Società ma non avvezzo forse per esperienza alla gestione dell'emergenza ha fatto si che probabilmente si siano perduti secondi preziosi. La presenza di personale ben identificabile sul campo da gioco, deputato al soccorso e sicuramente esperto di BLS-D, imponeva che fossero da questi iniziate, magari sotto la direttiva di un Medico (impensabile che si possa scendere in campo dalle tribune per coordinare o impegnarsi in prima persona nei soccorsi!).

2) Una delle preoccupazioni maggiori che traspare dalle immagini è quella dell'immediata “rimozione” del paziente dal terreno di gioco e quindi del conseguente affanno per permettere l'ingresso dell'ambulanza bloccata nel passaggio da un’auto posta maldestramente davanti al cancello d’ingresso sul terreno di gioco.

Quell'ambulanza bloccata, su cui si sta incentrando l'ira dell'opinione pubblica e l’attenzione dei media è un dato, a nostro avviso, irrilevante nel contesto del drammatico evento in itinere, perché le manovre rianimatorie dovevano essere proseguite efficacemente sul campo anche di fronte a migliaia di spettatori presenti.

Non uno “scoop and run” bensì uno “stay and play”. Questo tipo di approccio invece, senza stabilizzare il paziente, ha determinato piu' volte una sospensione delle manovre rianimatorie nel momento del trasbordo di Morosini sulla barella e nell’apparentemente lungo tempo trascorso per caricarlo sull'ambulanza. I filmati ben evidenziano una mano ferma sul torace da parte di un soccorritore con scarsa validità delle compressioni cardiache che proseguono discontinue e inefficaci mentre le vie aeree non vengono assicurate da una intubazione oro-tracheale. Pertanto la ventilazione con maschera facciale e pallone di ambu, tra l'altro privo di fonte di ossigeno come visibile in una foto in cui il "reservoire" appare collabito, fatta da un operatore in movimento che non guarda neanche il paziente non ne permetterà ne una valida ventilazione ne tantomeno una adeguata ossigenazione. Meglio sarebbe stato, a nostro modesto avviso, proseguire manovre corrette sul campo e allertare la centrale 118 affinché disponesse l'invio di un mezzo di soccorso avanzato con l'attrezzatura ottimale per elevare il livello di assistenza al paziente con l' ACLS (Advanced Cardiac Life Support).

3) In alternativa se quell'ambulanza bloccata fosse stata provvista di materiale idoneo all'evento e di medico a bordo addestrato (sempre che fosse lì destinata all'assistenza alla gara sportiva, e quindi di tipo A e non per altro, dato però a noi sconosciuto), si sarebbe dovuto provvedere all'immediato trasporto in campo di tutti i presidii necessari ad un intervento di tipo superiore (ACLS), preoccupandosi se mai dopo del suo ingresso in campo.

4) Morosini quindi, in base alle immagini viste, non è stato mai monitorizzato sul campo (lo si vede ancora coperto con maglia e pantaloncini durante il caricamento in ambulanza) e pertanto non precocemente defibrillato se la situazione lo indicava. Giunto in ospedale con i residui di una terminale aritmia maligna: una fibrillazione ventricolare, a detta dei bollettini medici ascoltati in tv, oramai scarsamente trattabile. A nulla sono pertanto valsi gli ulteriori sforzi fatti dai Medici in PS di ricorrere poi a qualsiasi tentativo efficace.

Ora, qualunque sia stata la causa che ha determinato questo evento infausto e che in questa sede non è nostra competenza trattare, anche perché in corso di accertamento, il dato oggettivo che ci preme rilevare è che ancora oggi nel nostro Paese molta strada deve essere fatta per l'acquisizione di una comune “cultura dell'emergenza” ubiquitariamente e omogeneamente diffusa in tutto il territorio nazionale che utilizzi linguaggi, protocolli e mezzi comuni. Un evento come quello di una partita di calcio che inevitabilmente richiama migliaia di spettatori e, in campo, atleti professionisti, deve impegnare e responsabilizzare le Società a saper valutare e gestire anche il rischio correttamente, non trascurando questo aspetto fondamentale anche a costo di impegni economici elevati ma che assicurino la preservazione della vita e lo svolgimento di un evento sportivo in tutta tranquillità. Sugli spalti come in campo.

Non è concepibile che se a Bologna sono applicati con successo da anni determinati standard e protocolli operativi per il soccorso questi siano differenti a Pescara come a Lecce piuttosto che a Bari, per fare solo un esempio. Standard di sicurezza minimi, professionalità garantite, protocolli validati, logistica e tattica pianificata per l'emergenza-urgenza in base alle realtà del territorio, sono obiettivi fondamentali di cui le Federazioni sportive, con l’intermediazione dei Medici sportivi tesserati, devono farsi carico nei rapporti tra questi e le Centrali 118.

Sono questi gli obiettivi di minima da raggiungere al piu' presto per evitare che anche la morte di Pier Mario Morosini, atleta sfortunato nella vita, non sia stata inutile.

stelio.alvino@libero.it