E’ ampiamente risaputo che la fibrillazione atriale (FA) è la principale causa di ictus cerebrale. 

E’ altrettanto noto che solo una minoranza di tutti gli ictus è severa e più spesso la FA crea piccoli insulti ischemici cerebrali che possono non dar segno di sé (il 15-26% degli individui con FA presenta i segni di uno o più infarti cerebrali silenti) e quindi restare sconosciuti fino a quando, sommandosi tra loro, non danno luogo ad una sofferenza cerebrale che clinicamente può manifestarsi sotto forma di demenza senile.

Che questa aritmia possa portare al declino delle funzioni cognitive è stato riportato in numerosi studi, tra i quali uno recentemente pubblicato su Heart e condotto in pazienti con fibrillazione atriale cronica (quindi costantemente presente nel tempo e facile da diagnosticare). Gli autori dello studio hanno riscontrato un decadimento cognitivo basale complessivamente in 169 dei pazienti studiati (65%), identificando deficit multipli, in particolare legati alla memoria a breve termine (100% dei pazienti) e alle attività esecutive (92% dei pazienti).

Ancora più interessante è un altro lavoro pubblicato sulla rivista Neurology da un gruppo di ricercatori americani diretti da Evan Thacker dell’Università di Birmingan in Alabama, che ha coinvolto un gruppo di pazienti di oltre 75 anni di età, i quali all’inizio dell’inserimento nello studio non ancora avevano avuto un ictus, né era stata diagnosticata una FA.
Basandosi sui riscontri ottenuti in 552 pazienti (pari all’11% di quelli che avevano sviluppato una FA), gli autori affermano che, seppur i problemi mnemonici siano comuni nella popolazione anziana, essi iniziano prima e tendono a peggiorare più velocemente nei soggetti che soffrono di FA. Il legame tra FA e declino cognitivo e di capacità di memoria impone alla ricerca di capire come prevenire tutto questo, dato il “fardello” che comporta per il sistema sanitario e in particolare per le famiglie dei pazienti anziani con demenza senile.

A mio personale giudizio bisogna focalizzare l’attenzione in particolare sull’”iceberg” rappresentato dalla fibrillazione atriale con assenza di sintomi, poiché questi pazienti non sanno di avere il problema e quindi, ancor più facilmente dei pazienti sintomatici, ne svilupperanno le conseguenze. Questo è particolarmente importante oggi, nell’era dei nuovi anticoagulanti, che promettono migliori risultati e minor rischio di complicanze rispetto a quelli che abbiamo usato per più di 80 anni.

 

Fonti:

Mild cognitive impairment in high-risk patients with chronic atrial fibrillation
Ball J, et al. Heart 2013;99:542–547. doi:10.1136/heartjnl-2012-303182

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