Poche settimane fa, avremmo potuto trovarci di fronte all’ennesima tragedia “sul campo”. Tutti gli appassionati di calcio, come me, e di sport in generale, ricorderanno infatti la disavventura di cui è stato spiacevolmente protagonista il giovane calciatore francese Jonathan Ludovic Biabiany , centrocampista in comproprietà tra Samporia e Parma, in procinto di trasferirsi all’AC Milan.

Se non vigesse l’obbligo di essere sottoposti a visite mediche approfondite, che vale per tutti gli sportivi a livello agonistico, prima o poi ci saremmo trovati a parlare di un “Morosini-bis”, ricordando il povero atleta del Livorno Calcio, che nel 2012 ha perso la vita proprio durante una partita di calcio a causa di un arresto cardiaco fatale.

A Jonathan, invece, è andata bene. La sua attività agonistica ha subìto uno stop, che ci auguriamo temporaneo. Durante le visite mediche di rito, infatti, sembra che gli sia stata diagnosticata un’aritmia cardiaca che preclude, al momento, la possibilità che egli possa sostenere qualsiasi attività fisica.

Ma cosa può aver indotto i miei colleghi a giungere a questa conclusione? Cosa è stato riscontrato al ragazzo? Ha rischiato veramente di morire “sul campo”? E come mai nessuno si era accorto prima d’ora di questa aritmia?

Proviamo a rispondere nella maniera più esauriente possibile a queste domande. Di certezze, per ora, non possiamo averne, almeno finchè non verrà resa nota ai media l’aritmia colpevole. Possiamo però immaginare!

Quindi, prima di fare un’excursus virtuale nei possibili quadri patologici che possono aver causato questo disturbo del ritmo, dobbiamo fare alcune importanti premesse.

Le Linee Guida che regolano l’attività agonistica in Italia, sono riportate in un manuale, il cosiddetto “C.O.C.I.S.” (ultima versione rilasciata nel 2009), che racchiude i protocolli cardiologici per il giudizio di idoneità allo sport agonistico. Esso è stato redatto con il contributo delle maggiori Società italiane e mondiali di Cardiologia, tra cui l’A.I.A.C. (Associazione Italiana Aritmologia e Cardiostimolazione), ed ESC (Società Europea di Cardiologia).  Gli argomenti ivi maggiormente trattati, sono:

-         Classificazione degli sport in relazione all’impegno cardiovascolare

-         Screening cardiologico dell’atleta

-         Aritmie cardiache, cardiopatie congenite e valvolari, cardiomiopatie, miocarditi e pericarditi, ipertensione arteriosa sistemica, cardiopatia ischemica

-         Idoneità cardiologia

-         Valore e limite dei test genetici in Cardiologia dello sport

-         Aspetti medico-legali ed organizzativi

-         Effetti cardiovascolari dei farmaci di interesse medico-sportivo.

Detto questo, a noi, come già sopra detto, interessa capire se Biabiany ha realmente rischiato di morire durante lo svolgimento di una partita di Calcio (o durante l’allenamento, o magari anche durante il sonno) oppure se i media hanno calcato troppo la penna sulla notizia (non sarebbe una novità).

Allora iniziamo insieme il viaggio nelle aritmie cardiache, che vi avevo accennato.

Prima di tutto: cos’è un’Aritmia? L’aritmia è una variazione del ritmo cardiaco. Distinguiamone quindi grossolanamente 3 tipi: Extrasistoli, Bradicardie e Tachicardie.

Le Extrasitoli possono originare dagli Atrii (le due camere superiori del cuore) o dai Ventricoli (le due camere inferiori). Di solito essi sono battiti anomali “isolati”, a volte “ripetitivi” (ovvero si presentano in “coppia”, o in rapida successione di 3 o più); a livello fisico possono essere percepite come il senso classico di “palpitazione” o “battiti in gola” o “salti”. Spesso questo tipo di aritmie possono essere ben controllate anche senza una vera e propria terapia farmacologica, semplicemente correggendo gli stili di vita (es. fumo di sigaretta, caffè); a volte necessitano di farmaci. Più raramente occorrono interventi microinvasivi (es. Ablazione, Pace-Maker, Defibrillatore Impiantabile).

Poi abbiamo le Bradicardie e le Tachicardie. Definiamo le prime come un rallentamento del battito cardiaco che scende al di sotto dei 60 battiti/minuto (bpm); le tachicardie sono invece accelerazioni che superano i 100 bpm. Ciò che, per così dire, “a naso” può essere stato la causa dei problemi di Biabiany, sembrerebbe, appunto, dal punto di vista clinico, una tachicardia.

Ora, prendiamo una breve pausa da tutte queste nozioni finora elencate, e proviamo a ripetere il tutto in chiave semplice. A tale scopo, vi porto l’esempio di una strada (la via che viene percorsa dagli impulsi elettrici presenti nel cuore) e dell’automobile (l’impulso elettrico). Quante volte ci capita, viaggiando, di trovarci davanti ad una interruzione a causa di lavori in corso? E cosa facciamo a quel punto? Freniamo, rallentiamo, e spesso ci fermiamo: questo comportamento è assimilabile a ciò a cui va incontro l’impulso elettrico in una bradicardia.

Ma se ci troviamo invece in una situazione in cui il pericolo stradale non è segnalato, non ci sono apparentemente lavori in corso, e la strada è dissestata, cosa succede? Nella migliore delle ipotesi dovremo sterzare bruscamente per evitare, esempio, una buca presente nell’asfalto. Nelle peggiori delle ipotesi, invece, potrebbe capitare di finire rovinosamente fuori strada: questo è il caso delle Tachicardie.

Allora abbiamo un’aritmia. Quando, nell’ambito sportivo agonistico, ci si trova in presenza di questa condizione patologica bisogna interrompere tassativamente l’attività dell’atleta per sempre a meno che, identificata la causa scatenante, possa egli essere curato in maniera definitiva per potergli permettere di tornare a giocare senza alcuna possibilità di recidiva futura del problema.

Il COCIS nega l’idoneità in presenza di:

-         Storia familiare di morte improvvisa o di patologie aritmogene, o a rischio

-         Cardiopatia in grado di provocare, sia pure parzialmente, aritmie maligne (ventricolari), e disfunzione ventricolare

-         Sincopi o sintomi “maggiori” di possibile origine aritmica (cardiopalmo, sensazione di “manca fiato”)

-         Battiti Prematuri Ventricolari (Extrasistoli Ventricolari) molto precoci e/o ripetitivi e/o coppie strette e o TVNS (Tachicardia Ventricolare Non Sostenuta) ad alta frequenza e/o numerose, e/o tachicardie di origine dubbia

-         TVNS ripetitiva e correlata allo sforzo

-         BPV frequenti in cui si documenti una riduzione della FE (Frazione d’Eiezione – parametro rilevabile all’Ecocardiogramma di base)

Vi sono poi delle patologie che possono causare tachi-aritmie, anche maligne, la cui reversibilità (guarigione) non dipende dall’uso di farmaci mirati, o dall’applicazione di device come il PM o l’ICD (Defibrillatore Impiantabile), ma dalla correzione della causa scatenante. Qui possiamo citarne le più frequenti come le patologie della tiroide, o le disionie, patologie che fanno aumentare o diminuire alcuni ioni (es. Potassio).

Da non trascurare, infine, anche perché sono più frequenti di quanto sembra, ci sono delle cardiopatie “latenti”, che vengono spesso diagnosticate per puro caso, perché solitamente (e per fortuna) si manifestano con una perdita di coscienza (Sincope); le più importanti e diffuse sono: Sindrome di Brugada, Sindrome del QT lungo e Displasia Aritmogena del Ventricolo Destro (DAVD – ARVD).

La mia idea, seppur catastrofica in certi sensi, è che il sospetto per il malcapitato Jonathan possa essere il verosimile riscontro di una cardiopatia tra le prime due, in quanto la DAVD si può diagnosticare abbastanza agevolmente tramite un Ecocardiogramma Transtoracico e, in seconda istanza, da una Risonanza Magnetica Cardiaca. Queste patologie in genere, come ripeto, sono complicate dall’insorgenza di tachicardie ventricolari (maligne) che, attraverso l’insorgenza di sincopi, possono portare rapidamente alla morte, anche nel sonno (soprattutto nel caso di alcune forme della Sindrome del QT lungo – SQTL).

Inoltre, tutte e tre possono essere diagnosticate (ma non sempre) tramite un “banale” ECG, che evidenzia alcuni segni specifici grazie ai quali si può avanzare un fondato sospetto e quindi proseguire l’iter diagnostico mediante l’esecuzione di altri esami strumentali tra cui l’Ecocardiogramma e il Test da Sforzo.

Quali, tra queste patologie, avrà Biabiany?

Noi ci auguriamo, naturalmente, per questo giovane (classe ’85), che ha davanti a se una vita, nonché una carriera da professionista, che tutto si risolva per il meglio, che la tachicardia riscontrata non sia maligna, o che possa risolversi in maniera non invasiva.

Nel frattempo non ci rimane che elevare le antenne, ed aspettare eventuali news, che eventualmente discuteremo qui.

Domande?

 

 

Dott. D. Ventre