Tredici anni fa, il 17 Ottobre 2000,  veniva eseguito in Italia un intervento pioneristico: si effettuava il primo trapianto di mano da cadavere. I protagonisti di tale intervento furono il dr. Lanzetta, chirurgo della mano, ed il signor W. Visigalli, all'epoca trentacinquenne, che aveva subito un'amputazione della mano per incidente all'età di 20 anni. 

A distanza di 13 anni, in seguito a crisi di rigetto importanti, associate forte dolore e rischio di setticemia,  W. Visigalli è stato sottoposto ad un intervento di amputazione della mano trapiantata.

 Un insuccesso quindi? No... piuttosto la normale evoluzione di un trapianto particolarmente difficile da gestire dal punto di vista immunitario. La variabilità genetica che contraddistingue una struttura politissutale come la mano costringe il paziente a una terapia con immunosoppressori particolarmente pesante da effettuare per il resto della vita. Allorquando tali farmaci non sono più efficaci si ha una reazione di rigetto, come nel caso del signor Visigalli, che ha portato alla estrema decisione di amputare la mano. 

Contrariamente a quanto avvenuto in altri casi il signor Visigalli aveva invece ben superato la difficoltà psicologica di accettare qualcosa di diverso da sè ed imparare a farne uso.

Per Visigalli si prospetta comunque l'impianto di una protesi biomeccanica che consentirà comunque un discreto recupero della funzionalità.

 

http://www.lastampa.it/2013/06/28/multimedia/italia/trapianto-della-mano-i-dettagli-dallo-specialista-JX8I0alDp2c1jPgC30hZnN/pagina.html