Una delle novità apparse in chirurgia negli ultimi anni è la cosiddetta SILS (single incision laparoscopic surgery) ovvero una tecnica per eseguire interventi chirurgici  per via laparoscopica come ad esempio la colecistectomia o la resezione colica non più utilizzando tre o quattro accessi separati con incisioni di 5-10 mm ma un’ unica incisione più ampia vicino all’ ombelico attraverso la quale vengono introdotti tutti gli strumenti, in parte modificati rispetto a quelli della laparoscopica classica.

Venendo a mancare la cosiddetta triangolazione, i gesti chirurgici sono più complessi.

I presunti vantaggi di questa tecnica sarebbero minor dolore e minore invasività, vantaggi tuttavia lontani dall’ essere dimostrati con evidenza significativa.

Esiste ovviamente, come sempre, una spinta da parte delle aziende produttrici dei nuovi strumenti come spesso succede quando compare una novità con risvolti ‘economici’.

La tecnica viene propagandata come ulteriormente miniinvasiva rispetto alla laparoscopia.

Un lavoro appena pubblicato tuttavia su Annals of Surgery ha valutato con una revisione della letteratura l’ incidenza di lesioni delle vie biliari in corso di colecistectomia utilizzando questa tecnica.

La lesione delle vie biliari è una complicanza severa, potenzialmente fatale che spesso richiede uno o più reinterventi chirurgici o endoscopici complessi con mortalità e morbilità notevoli.

In era prelaparoscopica, ovvero quando le colecistectomie si eseguivano sempre con incisione laparotomica tale complicanza si verificava nello 0.2 % dei casi.

La colecistectomia laparoscopica purtroppo, ha comportato un aumento di tale complicanza, maggiore nelle fasi iniziali e poi ridimensionato ma che si è attestato poi stabilmente attorno allo 0.4%, quindi superiore.

Bene, nel lavoro appena pubblicato da Christopher Rupp e collaboratori della North Carolina Univeristy, USA sono stati considerati 45 lavori scientifici per un totale di 2626 colecistectomie eseguite con tecnica sils e la lesione delle vie biliari si è verificata nello 0.72% dei pazienti!

Il dato è ancora più significativo se si considera che più del 90% di queste colecistectomie non sono state eseguite per colecistite acuta ma nelle migliori condizioni iniziali.

Sono ovviamente numeri piccoli, ma se pensiamo alla gravità di tale evenienza, verificatasi poi  a maggior ragione in corso di intervento eseguito per patologia benigna, sono tutt altro che trascurabili.

Gli autori concludono sottolineando che, a fronte di un beneficio tutto da dimostrare l ‘aumento di questa complicanza è inaccettabile e suggeriscono di valutare attentamente tutti gli aspetti di una tecnica prima di propagandarla ed inserirla nella pratica clinica, opinione assolutamente condivisibile.

Questo caso dimostra quindi che non sempre più miniinvasivo è meglio.

 

Fonte: http://journals.lww.com/.../Single_Incision_Laparoscopic_Cholecystectomy_Is.1.aspx