Recentemente il dibattito sull’uso di farmaci anticoagulanti nella chirurgia plastica si è arricchito di nuovi dati che ci fanno riflettere. Le indicazioni sull’uso di una profilassi antitromboembolica in chirurgia elettiva sono ancora oggetto di dibattito.

E’ giusto adottare ogni norma per ridurre il rischio di trombosi ma i farmaci antitromboembolici tradizionali sono utili in chirurgia plastica? Da quello che emerge da un recente splendido lavoro dell’americano Erik Swanson, sembra di no.

Il primo grosso lavoro scientifico sui pazienti di chirurgia plastica a firma dell’americano Pannucci nel 2011, nonostante il titolo a favore di una profilassi antitromboembolica, trova pochi riscontri effettivi in un’analisi dettagliata del lavoro.

Allo stesso modo diversi lavori clinici riportano casi di tromboembolismo anche con l’utilizzo di farmaci anticoagulanti (Hatef, 2008; Murphy, 2010). Inoltre non vi sono dati certi, nei pazienti di chirurgia plastica, sul timing da utilizzare e sulla durata della terapia con antitrombotici.

Allo stesso modo sono riportate in letteratura scientifica (Hatef,2008; Dini 2012) complicanze legate all’utilizzo di farmaci anticoagulanti a scopo antitromboembolico in chirurgia plastica elettiva come sanguinamenti, ematomi, richiesta di trasfusioni secondarie sino a deiescenze di ferite chirurgiche e trombocitopenia.

Certo una profilassi antitromboembolica va adottata ma i sistemi apparentemente sono altri, tutte concentrati sull’evitare la stasi venosa come la ripresa rapida del cammino nel post-operatorio, muovere le gambe durante l’intervento (evidenziate meno tromboembolie nelle sedazioni rispetto alle anestesie generali), evitare possibilmente la posizione intraoperatoria prona (a pancia in giù) dove la pressione sulla pelvi può limitare il ritorno venoso.

Recentemente, nel 2012, inoltre le linee guide americane sulla profilassi antitromboembolica nella chirurgia ortopedica hanno ridotto l’invasività suggerendo di sostituire le iniezioni di eparina a basso peso molecolare con l’acido acetilsalicilico (“la cardioaspirina” per bocca).

In conclusione c’è da chiedersi se la profilassi antitromboembolica, pur con i suoi rischi intrinseci non sia, per il chirurgo plastico, una misura da adottare solo a scopo medico legale, per trovarsi preparato di fronte ad una casuale trombosi…

Le evidenze cliniche sembrano andare contro l’utilizzo sistematico di farmaci anticoagulanti in chirurgia plastica elettiva per i rischi intrinsechi dei farmaci superiori ai potenziali benefici.

 

Eric, Swanson

Chemoprophylaxis for Venous Thromboembolism prevention: concerns regarding efficacy and ethichs

Plastic and Reconstructive Surgery – Global Open

June 2013 – Volume 1 – Issue 3 – p e23