Fino ad ora abbiamo sempre associato il termine rinoplastica all’intervento chirurgico di rimodellamento del naso in tutta la sua interezza: dorso, piramide, setto e punta.  Si sta affermando negli ultimi anni un concetto nuovo di rinoplastica NON-chirurgica che prevede un approccio più di tipo medico, mediante infiltrazione di filler (Rinofiller). 

Nasce subito la prima confusione sul termine “rinoplastica”, sinonimo di operazione chirurgica,  considerata l’unica possibilità  per ridare una forma (plastica) al naso (rino). 

Però, se diamo alla parola “plastica” il suo significato etimologico di un rimodellamento della forma del naso possiamo allargare il concetto di cambiamento morfologico a procedure meno invasive quali appunto l’uso di sostanze iniettabili. 

E’ dunque possibile un trattamento correttivo di alcuni difetti del naso mediante filler soprattutto nei casi di aumento o nella correzione di difetti di proiezione.

E’ classico il caso in cui l’aumento della regione gabellare (l’inizio del dorso del naso) è in grado di ridurre l’effetto “antiestetico” di un piccolo gibbo. E’ altresì evidente, però, che queste correzioni non possono essere “spinte” oltre un certo limite, pena un risultato assai innaturale, come spesso di vede in casi di eccessivo riempimento della regione gabellare, con la quasi scomparsa dell’angolo frontale (naso “greco”).    

Possiamo in definitiva dire che per piccole correzione di tipo “riempitivo” sicuramente vale la pena quantomeno  provare questo tipo di procedura assai poco invasiva.

Resta però invariata l’indicazione alla chirurgia nasale di rinoplastica quando si voglia modificare radicalmente e definitivamente il naso per armonizzarlo con il resto del viso.