Da rito tribale a blasone aristocratico a manifestazione di appartenenza, a vezzo, il tatuaggio, ovvero l'introduzione indelebile di sostanze pigmentate nel sottocute, sta divenendo in questi ultimissimi anni un fenomeno sociale dilagante e massivo.

tatuaggio

Si è passati quindi nel mondo occidentale da un fenomeno relativamente non frequente, ad un rituale ormai quasi d'obbligo. Soprattutto nei giovani. Una vera e propria mania quella di aggiungere in continuazione nuovi disegni o scritte sul proprio corpo, o, se vogliamo vederla al contrario, la fobìa di esserne sprovvisti o non averne mai a sufficienza.

A contribuire al fenomeno massivo in questo contesto sicuramente le "nuove icone" sportive (calciatori in primis) e dello spettacolo in generale.

Tralasciando la poliedricità delle motivazioni che spingono ad oggi la maggior parte delle nuove generazioni a ricorrere a questa pratica e nel pieno rispetto degli operatori del settore abilitati e rispettosi delle linee guida per la tutela della sicurezza delle persone, vorremmo focalizzare sui reali rischi per la salute che la pratica del "tatuaggio massivo" potrebbe innescare in futuro:

1. Aumento del rischio delle allergie: i pigmenti possono innescare dermatiti allergiche da contatto anche a distanza di molto tempo.

2. Reazioni pseudo-linfomatose: i pigmenti colorati (soprattutto rosso, verde) possono innescare reazioni cellule-mediate linfocitarie di tipo infiltrativo, mimando dei linfomi cutanei.

3. Ritardo o addirittura impossibilità diagnostica dei tumori cutanei, carcinomi e soprattutto melanomi.

Questo è forse il punto focale relativo alla pratica massiva di coprire la pelle di tatuaggi; da dermatologo mi trovo sempre più spesso impossibilitato a chiudere con sicurezza un controllo cutaneo per la prevenzione dei tumori cutanei (un controllo nevi - mappa dei nei in epiluminescenza) a causa della percentuale di pelle occupata da disegni e scritte intensamente pigmentate che cagiona l'impossibilità di verificare l'assenza di piccolissime neoformazioni maligne, la cui asportazione preventiva salverebbe la vita al paziente (in tema di melanoma questo è fondamentale).

Nemmeno risulta utile la tecnica di lasciare in tatuaggi di grandi dimensioni il/i nevo scoperto, poiché circa l'85% dei melanomi può insorgere su cute sana e non su precedenti nevi.

Vorrei quindi attenzionare e far riflettere su questo nuovo fenomeno (spesso molti ragazzi si pentono di ciò che hanno prodotto sulla propria pelle e chiedono di rimuovere tatuaggi che anche i nuovi laser in dotazione a noi dermatologi non potranno definitivamente eliminare) che ho voluto identificare con il neologismo di Tatooressia.