Uno studio clinico pubblicato questa settimana sul New England Journal of Medicine si è posto il quesito se la terapia con L-tiroxina iniziata durante la gravidanza in donne con ipotiroidismo subclinico potesse avere un effetto sul rischio di alterazioni future dello sviluppo psico-fisico del bambino.

Lo studio, condotto presso 15 centri medici americani, ha coinvolto più di mille donne sottoposte a screening pre-natale della funzionalità tiroidea, distinte tra donne con ipotiroidismo subclinico (TSH elevato, FT4 normale) o ridotti livelli di tiroxinemia (TSH normale, FT4 basso). Le donne che accettavano di partecipare, mediamente alla 17° settimana di gestazione, iniziavano la terapia con L-tiroxina o con placebo. Non sono state osservate differenze tra i gruppi sul quoziente intellettivo (QI) del bambino a cinque anni dalla nascita, né su altri “parametri” secondari selezionati dai ricercatori, quali le competenze linguistiche, comportamentali e motorie del bambino o altri effetti indesiderati sulla gravidanza e sul neonato.

Si tratta di uno studio molto interessante perché di elevata qualità metodologica, oltre a rispondere a quesiti rilevanti dal punto di vista clinico.

Soprattutto fornisce un messaggio rassicurante alle donne che all’inizio di una gravidanza riscontrano queste alterazioni agli esami di screening. Occorre comunque ricordare che diverse linee-guida internazionali in materia (vedi ad esempio quelle dell’American Thyroid Association) consigliano ad oggi di eseguire lo screening della funzione tiroidea e di iniziare precocemente (entro la 12° settimana gestazionale) l’eventuale terapia sostitutiva.

Vedremo se i risultati di questo studio porteranno a variazioni di questa posizione. Meglio intanto conservare una certa cautela, e soprattutto non mancare di sottoporsi allo screening tiroideo durante le prime settimane di gestazione.

 

FONTE: N Engl J Med 2017;376:815-25. DOI: 10.1056/NEJMoa1606205