Nel tratto digestivo dell’uomo sono presenti circa 500 diverse specie di batteri che facilitano la digestione, producono alcune vitamine del gruppo B, k, la folina e favoriscono lo sviluppo del nostro sistema immunitario.

I probiotici sono microorganismi viventi che esercitano un effetto benefico sulla salute dell’ospite che li accoglie se somministrati in quantità adeguata.

Devono infatti sopravvivere in quantità adeguata all’ambiente acido dello stomaco ed alcalino della bile per raggiungere l’ileo ed il colon e qui svolgere la loro azione.

Non tutti i microrganismi tuttavia sono efficaci e nelle diverse patologie sono indicati diversi ceppi.

Molti yogurt ad esempio contengono ceppi di lactobacilli senza però essere considerati probiotici perché la quantità contenuta non è sufficiente, non è pertanto corretto consigliare la semplice assunzione di yogurt a pazienti nei quali si vuole ottenere un effetto conseguente alla somministrazione di probiotici.

La maggior parte di loro vive nell’intestino durante la somministrazione ma non lo colonizza, è corretto quindi continuare ad assumerli per tutto il periodo durante il quale si vuole ottenere un effetto terapeutico.

 

Vediamo quindi secondo una recente review appena pubblicata in quali situazioni l'uso è indicato e consigliabile.

Diarrea acuta: la causa più comune nei bambino è il Rotavirus. L’efficacia nella prevenzione degli episodi è modesta e quindi non consigliabile così come nella prevenzione della diarrea del viaggiatore nell’adulto.

Nel trattamento della diarrea invece è dimostrata una riduzione della durata e un miglioramento del quadro clinico somministrando Lactobacillo Rhamnosus.

La diarrea da antibiotici compare in circa il 20% dei soggetti in terapia antibiotica e qui la prevenzione mediante probiotico è dimostrata nel bambino e nell’adulto.

Controverso invece è il loro ruolo nella prevenzione e trattamento della diarrea da Clostridium difficile.

Nella sindrome dell’intestino irritabile diversi lavori hanno dimostrato un’efficacia debole nel ridurre i sintomi soprattutto per i Bifidobacteria rispetto ai Lactobacilli e quindi, data la comune difficoltà nel controllo dei sintomi con altre terapie un tentativo terapeutico appare giustificato.

Modeste sono invece le evidenze nei pazienti affetti da malattie infiammatorie croniche quali colite ulcerosa e morbo di Crohn per cui il trattamento qui non è univocamente consigliato.

Nelle epatopatie croniche con ipertensione portale ed encefalopatia infine sono tuttora in corso studi per valutarne l’efficacia nel ridurre l’ammoniemia ma i dati non sono ancora convincenti.

 

Nella maggior parte delle persone però la assunzione di probiotici è esente da complicanze ed effetti collaterali motivo per cui spesso la somministrazione è indicata anche quando l’indicazione non è supportata da evidenza.

In conclusione, quando si decide di assumere i probiotici è sempre meglio assumerne in quantità adeguata e scegliendo il prodotto che contiene i ceppi più efficaci nelle varie patologie, in associazione e non alternativa alle terapie tradizionali in attesa di dati più convincenti.

 

M.Ciorba, Clin Gastroent Hepatol, 2012;10(9): 960-8