Uno studio, pubblicato a dicembre 2013 sulla rivista scientifica JAMA, rileva l'associazione tra uso prolungato di farmaci inibitori della secrezione acida gastrica e la presenza di deficit di vitamina B12.

Lo studio è stato condotto su una casisitica di 25956 pazienti con diagnosi di deficit di vit. B12 confrontata, nel periodo 1997-2011, con un gruppo di 184199 pazienti senza deficit vitaminico.

Nel gruppo cob deficit di vit. B12, coloro che avevano utilizzato farmaci antiacidi inibitori di pompa protonica (IPP) per 2 anni o più erano il 12%, mentre nel gruppo senza deficit di vit. B12 i pazienti che avevano utilizzato IPP per 2 anni o più erano il 7,2%.

Una ricerca di qusto tipo non può stabilire una relazione certa causa-effetto tra terapia farmacologica con IPP e deficit vitaminico di vit. B12, tuttavia questa ipotesi è altamente suggestiva ed è possibile sbilanciarsi in virtù di una considerazione logica fisiopatologica: perché l'assorbimento di vitamina B12 sia possibile, è necessario separare la vitamina dalle proteine alimentari, e per questo è necessaria l'azione dell'acido nello stomaco; se la secrezione dell'acido è inibita, anche questa prima tappa dell'assorbimento della vitamina risulta altrettanto inibita.

La ricerca ha una notevole rilevanza per due motivi principali:

1) i farmaci antiacidi IPP sono di larghissimo utilizzo, anche tra i farmaci da banco;

2) il deficit di vitamina B12 può condurre a danni neurologici irreversibili se non adeguatamente trattati.

Lo studio esposto ci porta a formulare alcune considerazioni cliniche:

- il suggerimento per i medici per la prescrizione di IPP prevalentemente per periodi brevi, disincentivando l'autoprescrizione incontrollata;

- per i pazienti che necessitano di terapia a lungo termine, la necessità di valutare periodicamente i livelli ematici di vitamina B12 per poter individuare tempestivamente coloro che necessitano di trattamento.