La sicurezza di un esame endoscopico in gravidanza è un argomento non del tutto definito. L'American College of Gastroenterology ha recentemente pubblicato le sue a riguardo.

E' giustificato e corretto eseguire una procedura comunque invasiva durante la gravidanza quando la mancata esecuzione dell'esame potrebbe nuocere alla salute della madre o del feto.

E' noto come il feto sia particolarmente sensibile all'ipossia ed all'ipotensione materna, entrambe le quali potrebbero causare ipossia fetale con conseguenze molto gravi fino alla morte del feto.

La sedazione può causare una ipoventilazione e quindi un'ipossia che, associata alla compressione della vena cava da parte dell'utero gravido maggiore in alcune posizioni può ridurre il flusso ematico al feto causando in questo modo ipossia.

Esiste poi il rischio di malformazioni indotte da farmaci potenzialmente dannosi utilizzati per la sedazione e la profilassi antibiotica

Le indicazioni all'esecuzione dell'esame in gravidanza sono quindi poche e ben definite:

  1. sanguinamento digestivo importante e continuo
  2. nausea, vomito o dolore addominale severo e persistente
  3. disfagia ed odinofagia
  4. forte sospetto di neoplasia colica
  5. diarrea severa con esame obiettivo normale
  6. pancreatite biliare, coledocolitiasi sintomatica o colangite
  7. lesione delle vie biliari o pancreatica

 

Relativamente ai farmaci utilizzati per la sedazione, gli analgesici narcotici ed in particolare la meperidina ed il fentanyl non sono teratogeni cosi' come il naloxone non e' controindicato. Le benzodiazepine invece non andrebbero utilizzate, il diazepam e' teratogeno mentre il midazolam puo' essere utilizzato ma possibilmente non nel primo tromestre. La sicurezza del propofol non è del tutto definita nel primo trimestre, simeticone e glucagone non sono controindicati cosi' come gli anestetici locali.

L'endoscopia andrebbe comunque posticipata almeno al secondo trimestre quando possibile e l'indicazione dovrebbe essere assoluta con un'attenta valutazione del rapporto rischio-beneficio, sempre previa valutazione del ginecologo curante.

Dal punto di vista pratico, le pazienti non dovrebbero essere poste in posizione supina nel secondo e terzo trimestre durante e dopo la procedura. Nel dettaglio, non esiste evidenza che la gastroscopia induca parto permaturo mentre i dati riguardo alla colonscopia sono meno chiari. L'ercp (colangiopancreatografia retrograda) prevede la somministrazione di radiazioni, ulteriore ragione per eseguire l'esame solo quando improcrastinabile.

L'utilizzo di corrente monopolare per eventuali procedure operative è controindicato perchè il liquido amniotico può trasmettere corrente elettrica al feto, andrebbe quindi utilizzata, solo se indispensabile, corrente bipolare. Considerazioni simili riguardano le donne in allattamento, con l'attenzione ulteriore ai farmaci che possono raggiungere il neonato attraverso il latte materno e quindi da evitare.

In conclusione, l'endoscopia in gravidanza va eseguita solo se indispensabile e possibilmente dal secondo trimestre in poi.

La valutazione preliminare del ginecologo è essenziale e meperidina e midazolam sono i farmaci da preferire se è necessaria una sedazione. L'ercp va eseguita utilizzando la minore quantita' di radiazioni possibile e la coagulazione bipolare è da utilizzare al posto della monopolare.

 

Fonte: Gastrointest Endoscopy, 76,1,2012 18-24