In un articolo pubblicato questa settimana su Cell Metabolism, un gruppo di ricerca ha scoperto in un modello sperimentale animale che i batteri intestinali producono proteine che possono inibire l'introduzione di cibo. I ricercatori hanno inoltre verificato che l'iniezione di queste proteine nel sistema nervoso del topo riduce l'appetito, deducendo quindi che la flora batterica (microbiota) intestinale possano contribuire al controllo dell'alimentazione.

Queste informazioni recenti si inseriscono pienamente nel modello conosciuto di regolazione dell'appetito basato sui segnali che gli ormoni intestinali scambiano con i circuiti cerebrali in coincidenza delle sensazioni di fame o di sazietà.

In pratica la crescita e la stabilità della popolazione batterica di E, coli nell'intestino risente della presenza di nutrienti che derivano dall'ingestione di cibo: in questo modo i batteri possono attivamente riprodursi e rimpiazzare gli elementi persi con le feci. Dunque "comunicano" con l'ospite la necessità di approvvigionamento allorché ne ravvisino la necessità attraverso la produzione di peptide YY e inducono successivamente la sensazione di sazietà con la produzione di GLP-1.

Lo studio apre uteriori interrogativi su come un microbiota alterato possa interferire con la fisiologia della fame/sazietà.

Breton et al., Gut Commensal E. coli Proteins Activate Host Satiety Pathways following Nutrient-Induced Bacterial Growth, Cell Metabolism (2016), http://dx.doi.org/10.1016/j.cmet.2015.10.017