Quando sembra reflusso ma il problema è un altro: 10 errori comuni e come evitarli

andreafavara Dr. Andrea Favara
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09.07.2017
    
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La diagnosi di malattia da reflusso non è sempre semplice e un insufficiente inquadramento diagnostico puo' portare a una terapia inadeguata.

Secondo la definizione di Montreal 'il reflusso è definito la situazione che si verifica quando il passaggio di contenuto gastrico in esofago causa sintomi o complicanze'.

Ha un effetto negativo sulla qualità della vita ed una prevalenza di circa il 24% della popolazione in Europa.

Il quadro tipico risponde in genere alla terapia e spesso non richiede accertamenti, l' endoscopia è invece determinante negli altri casi.

La diagnosi però può essere comunemente confusa o sbagliata e l' associazione europea di gastroenterologia ha appena pubblicato 10 errori tipici da non fare nella diagnosi della malattia da reflusso:

 

1) Non considerare la diagnosi di acalasia in pazienti con rigurgito notturno

 

L' acalasia è un raro disturbo della motilità esofagea caratterizzato da un inadeguato rilascio dello sfintere esofageo inferiore durante la deglutizione ed una peristalsi incoordinata.

Disfagia e dolore toracico sono sintomi tipici ma in alcuni casi il rigurgito notturno è l'unica condizione presente.

Nei casi di presunto reflusso che non risponde alla terapia, una manometria esofagea è indicata per escludere questa possibile diagnosi.

 

2) Confondere il reflusso con una sindrome da ruminazione in pazienti con rigurgito pre e post prandiale

 

La sindrome da ruminazione è un disturbo funzionale caratterizzato dal rigurgito inefficace di cibo che viene nuovamente deglutito o sputato. Spesso i pazienti affetti da tale sindrome riferiscono sintomi simili al reflusso che iniziano 10 minuti dopo la fine del pasto e durano fino a quando il reflusso diventa acido. Non sono mai notturni e non migliorano con la terapia antireflusso.

La diagnosi spesso è tardiva e poco accettata dai pazienti e puo' richiedere una manometria ed una phmetria per essere supportata.

 

 

3) Attribuire erroneamente mal di gola e dolore faringeo al reflusso

 

Il ruolo del reflusso nei sintomi laringei è difficile da stabilire.

Alcuni segni alla laringoscopia quali l' eritema, l' edema delle corde vocali o diffuso ed altri possono essere secondari al reflusso ma la specificità è modesta quindi la sola presenza non è sufficiente a porre diagnosi di reflusso, inoltre l' eventuale risposta agli inibitori di pompa è poco indicativa per il ruolo importante dell'effetto placebo.

La diagnosi andrebbe quindi confermata con una phimpedenziometria.

 

4) Porre la diagnosi di reflusso solo in base alla risposta alla terapia con inibitori di pompa

 

Lo studio Diamond ha evidenziato che il test con gli inibitori per due settimane ha dimostrato una risposta positiva nel 69% dei pazienti con reflusso documentato ma anche nel 59% di quelli in cui era dimostrato essere assente.

Non è quindi un test affidabile.

 

5) Consigliare sempre ai pazienti con reflusso resistenti alla terapia con inibitori di pompa una plastica antireflusso

 

Fino al 60% dei pazienti con reflusso non sono soddisfatti della terapia farmacologica e le ragioni possono essere diverse, almeno in un terzo dei casi i sintomi sono funzionali e non andrebbero operati.

La ph impedenziometria durante o senza terapia in base al quadro clinico è indicata prima di decidere in tale senso.

 

6) Escludere una diagnosi di reflusso se la phmetria in assenza di terapia è negativa

 

La phmetria può avere dei falsi negativi ed una sintomatologia persistente pur con un esame negativo può suggerire la ripetizione dell'esame.

 

7) Non associare correttamente sintomi ed episodi di reflusso in corso di phmetria

 

Durante la phmetria solo una minima parte degli episodi di reflusso viene percepito dal paziente come sintomatico, un numero elevato o basso di sintomi riferiti può aumentare la confusione nell' interpretazione dei dati.

 

8) Non considerare le eruttazioni sovragastriche come possibile causa di eccessive eruttazioni

 

Le eruttazioni eccessive sono spesso associate a diagnosi di reflusso e nel casi di eruttazioni 'gastriche' l' associazione è corretta, esiste pero' una alterazione comportamentale che determina le cosiddette eruttazioni sovragastriche dove l' aria ingerita viene immediatamente espulsa prima di giungere in stomaco con una contrazione riflessa.

Questi pazienti non hanno reflusso e la phmetria permette di distinguere i due quadri clinici.

 

9) Distinguere reflusso da esofagite eosinofila solo in base alla risposta alla terapia con inibitori di pompa

 

I sintomi tipici dell'esofagite eosinofila sono la disfagia e il dolore alla deglutizione ma in alcuni pazienti sono presenti pirosi e rigurgito con un quadro clinico quindi sovrapponibile al reflusso. La risposta agli inibitori è presente anche in un sottogruppo di pazienti con esofagite eosinofila, non è quindi un criterio sufficiente per porre diagnosi differenziale.

 

10) Non considerare l' ostruzione come causa di reflusso dopo chirurgia esofagogastrica

 

I sintomi da reflusso possono comparire dopo chirurgia antireflusso o bariatrica ed essere secondari ad ostruzione a livello dell'anastomosi o alla giunzione esofagogastrica.In questo casi un'endoscopia è dirimente ed andrebbe eseguita cosi' come una manometria dopo chirurgia bariatrica restrittiva gastrica essendo la pressione intragastrica aumentata spesso la causa del reflusso.

 

La revisione indica quindi che la diagnosi di malattia da reflusso è tutt altro che facile e scontata e le implicazioni terapeutiche di una diagnosi scorretta sono evidenti.

 

Mistakes in gastro-oesophageal reflux disease diagnosis and how to avoid them

 

 https://www.ueg.eu/education/latest-news/news-article-nt/article/mistakes-in-gastro-oesophageal-reflux-disease-diagnosis-and-how-to-avoid-them

 


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Dr. Andrea Favara

Gastroenterologo, Chirurgo apparato digerente, Colonproctologo, Chirurgo generale



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