La vulvodinia è una malattia ancora poco conosciuta, che secondo le più recenti statistiche colpisce circa il 15% delle donne.

E’ caratterizzata dalla presenza di un fastidio vulvare spesso descritto come bruciore,sensazione di punture di spillo, pulsazioni, dolore vaginale o dolore ai rapporti (dispareunia), in assenza di alterazioni obiettive visibili di un qualche rilievo, della durata di almeno 3 mesi.

La vulvodinia pur essendo una malattia abbastanza frequente, può non essere diagnosticata e non adeguatamente curata anche per anni, in quanto spesso questi disturbi vengono interpretati come problemi psicologici o come una patologia difficile da curare.

Conoscere e saper individuare in fase precoce questa malattia, è possibile, le cure esistono e i sintomi non sono di origine psicogena, ma è una malattia con delle basi biologiche definite.

Per capire meglio che cos’è la vulvodinia o la vestibolodinia (vestibolite vulvare) come si diagnostica, quali sono le regole dello stile vita da adottare e le possibili terapie, vi invito a leggere questo mio articolo sull’argomento, ecco il link:

http://www.medicitalia.it/.../Bruciore-dolore-vaginale-e-rapporti-dolorosi-i-sintomi-della-vulvodinia

Pochi giorni fa a Roma, il 16 febbraio 2013, ho partecipato a un interessante convegno, dal titolo “Fitoterapia in Ginecologia:razionali per un corretto uso clinico”, dove si è discusso dell’impiego di vari fitoterapici nella cura di varie patologie ginecologiche, ma c’è stato anche un importante intervento sulla vulvodinia del prof. Filippo Murina.

Il prof. Murina, che è il Direttore Scientifico Associazione Italiana Vulvodinia, nel corso di questo convegno ha tenuto una relazione sui nuovi ausili terapeutici nel trattamento della vulvodinia e le nuove linee guida per la gestione di questa malattia che vi riporto:

I punti fondamentali che sono emersi sono stati:

1) La terapia moderna della vulvodinia deve prevedere un approccio personalizzato e multimodale costruito in relazione alle caratteristiche di malattia della singola paziente, pur seguendo degli obiettivi comuni correlati ai meccanismi fisiopatologici che la generano (Graziottin e Murina, 2011).

2) I PUNTI CHIAVE del programma di cura saranno, pertanto, indirizzati a :

- Ridurre i fattori scatenanti e gli stimoli irritativi

- Bloccare la sensibilizzazione periferica e centrale

- Ridurre l’ipertono della muscolatura del pavimento pelvico

- Agire sulle disfunzioni psicosessuali della sindrome dolorosa

3) Per ridurre i fattori scatenanti devono essere evitati i saponi o detergenti inadeguati fonte di stimoli chimici locali, come pure l’astensione dai rapporti sessuali nelle fasi di non sostanziale risoluzione della malattia, sono elemento importante per scongiurare microtraumi in grado di stimolare l’attivazione mastocitaria.

Le infezioni ricorrenti da candida possono essere un fattore scatenante; in tal caso può essere opportuna una terapia profilattica a lungo termine.

Un protocollo a base di fluconazolo a 200 mg in uno schema posologico personalizzato di relativa breve durata ,si è dimostrato efficace nella prevenzione delle candidiasi vulvovaginali (Murina et Al, 2011).

4) Accanto a misure specifiche di prevenzione dell’infiammazione neurogenica, utile si è dimostrato l’uso della palmitoiletanolamide quale agente in grado di ridurre la degranulazione mastocitaria (Murina et Al, 2012)

5) Farmaci quali l’amitriptilina o la gabapentina, e terapie fisiche quali la stimolazione nervosa elettrica transcutanea (TENS) si sono dimostrati efficaci nel ridurre iperalgesia e l’allodinia, espressione della sensibilizzazione centrale e periferica.

La TENS,in particolare, tecnica innocua e facilmente riproducibile ha evidenziato un tasso di risposta positiva del 65-70%, purché utilizzata con adeguati parametri di stimolazione e per una sufficiente durata (Murina et Al, 2008).

L’amitriptilina è il farmaco maggiormente utilizzato, e seppur parzialmente efficace (47% risposta positiva), risente della difficoltà nel raggiungimento di un dosaggio terapeutico ottimale, per la frequente comparsa di effetti collaterali (sedazione, stipsi ed incremento ponderale) (Graziottin e Murina, 2011).

Utile può essere l’associazione di più principi attivi per ottenere un effetto sinergico, con minori effetti collaterali.

6) Quando l’ipersensibilità vestibolare è molto localizzata con prevalente dispareunia (dolore ai rapporti), può essere utile l’infiltrazione sottomucosa del trigger point con corticosteroidi associati ad anestetici locali. Questa tecnica può avere buoni risultati (sino 60% risposta positiva) purché si selezionino in modo accurato le pazienti da sottoporvi (Murina et Al, 2002)

7) Un ampio spettro di tecniche possono essere utilizzate per ridurre l’iperattività della muscolatura del pavimento pelvico: esercizi di rilassamento, massaggio interno (vaginale) ed esterno, pressione sui trigger point, biofeedback elettromiografico e dilatatori vaginali (Graziottin e Murina, 2011).

8) Il muscolo elevatore dell’ano iperattivo può essere rilassato grazie all’iniezione intramuscolare di tossina botulinica. Diversi studi effettuati su pazienti trattate con tossina botulinica forniscono dati preliminari ottimistici (65% di miglioramento dei sintomi) che meritano ulteriori ricerche per stabilire il dosaggio standard e il numero ottimale di infiltrazioni (Graziottin e Murina, 2011).

9) La convivenza con il dolore genitale cronico ha spesso conseguenze sul piano psicosessuale, pertanto una terapia sessuologica quale quella cognitivo-comportamentale può essere utile a ridurre il dolore vulvare e a migliorare la risposta sessuale.

(prof. Filippo Murina, Nuove linee-guida nel management della vulvodinia, Servizio di Patologia Vulvare, Ospedale V. Buzzi, Università di Milano Atti del convegno”Fitoterapia in Ginecologia:razionali per un corretto uso clinico”Roma 16 febbraio 2013)


Alla fine di questa interessante e importante relazione, il prof. Murina ha accennato a nuove tecniche per la somministrazione locale di farmaci indicati nella vulvodinia che si prospettano per il futuro e degli studi e delle ricerche che continuano, per capire meglio i vari aspetti di questa malattia, ed offrire sempre più nuove e più valide opportunità terapeutiche.

 

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