È di questi giorni la triste notizia della morte di una donna di 33 anni, a seguito dell’amniocentesi. La procedura, resa necessaria dal riscontro di gravi malformazioni nel feto, era stata eseguita in un centro di eccellenza del nord Italia. Il caso sarà vagliato dagli inquirenti, per capire se la morte sia correlata a un errore medico, o sia stata una tragica fatalità.

Senza entrare nel merito di questa dolorosa vicenda, vorrei che si riflettesse sul fatto che nessuna procedura medica può essere considerata scevra da rischi.

In particolare, per l’amniocentesi si ricorda sempre alle future mamme il rischio dell'1% di perdere il bambino (vale a dire, ogni 100 amniocentesi, una gravidanza si interrompe). Raramente sono menzionati i rischi per la madre, la cui mortalità è inferiore a uno su 10,000, ma non è comunque zero.

Dopo l’amniocentesi, il rischio per la madre è quello di un aborto settico, cioè con l’ago si portano dentro l’utero dei germi, che se si sviluppano, determinano la morte del feto (aborto), ma possono anche entrare nella circolazione sanguigna materna (sepsi). Non sempre la terapia antibiotica riesce ad arginare la proliferazione di germi, e insorge quindi lo shock settico.

Un evento rarissimo, ma è importante che le future mamme lo sappiano, soprattutto coloro che si sottopongono alla procedura invasiva al di fuori delle indicazioni mediche, vale a dire per ansia.

Auspico che in futuro tutte le mamme, indipendentemente dall’età, facciano un test di screening non invasivo (duo test, accurato al 90%), e si attengano alle indicazioni che emergono dall’esame. Nel tempo, anche il nuovo screening (ricerca del DNA fetale nel sangue materno, accurato al 99%) diventerà meno costoso, e quindi sarà accessibile a fasce sempre più ampie della popolazione.

Riferimenti

La notizia sul Corriere di Bologna

Late-onset maternal mortality after amniocentesis. Okyay RE, Gode F, Saatli B, Guclu S. Eur J Obstet Gynecol Reprod Biol. 2011 Oct;158(2):367-8.