Nel 10% dei casi di morte in culla o di morte neonatale vi è come causa l’aritmia fetale, ossia un’alterazione del battito cardiaco del feto ed in particolare la cosiddetta sindrome del QT lungo.

Spesso queste aritmie hanno una causa familiare e non sempre vengono diagnosticate in anticipo rispetto al momento in cui si verificano.

Un recente studio pubblicato su Circulation ha esaminato l’applicazione della magnetocardiografia fetale sulla diagnosi precoce di queste aritmie. Si tratta di un’indagine non invasiva con l’applicazione di un’apparecchio sull’addome della gestante che registra il battito cardiaco fetale.

Nello studio eseguito negli Stati Uniti su 30 gestanti con precedenti casi di aritmie in famiglia, il test si è dimostrato efficace in 21 di essi, con una specificità e sensibilità dell’89%.

Sono necessari ulteriori studi che confermino questi dati, ma allo stesso tempo e’ auspicabile che l’utilizzo di questo apparecchio possa diventare di routine nei centri specializzati, potendo svolgere un ruolo fondamentale nella diagnosi e nella gestione dei feti a rischio di aritmie.

L’ostacolo più importante all’utilizzo di questo sistema è il costo molto elevato dell’apparecchio.

Fonte: In utero diagnosis of long QT syndrome by magnetocardiography