La sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) è una malattia che può determinare alterazioni del ciclo mestruale, acne, peluria eccessiva e in qualche caso anche infertilità.

Spesso noi ginecologi ci troviamo ad affrontare questo tipo di malattia e a decidere quali sono i tipi di trattamento più adeguati a seconda delle caratteristiche cliniche e delle esigenze della paziente.

 

Sulla rivista scientifica Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism sono state recentemente pubblicate le ultime linee guida, elaborate da una commissione di esperti, per aiutare i medici e le pazienti a comprendere questa sindrome da un punto di vista diagnostico e terapeutico che può rappresentare una condizione complessa in quanto può manifestarsi con sintomi diversi e richiedere anche trattamenti diversi.

Il dott. Richard S Legro professore di ginecologia e ostetricia della Penn State University College of Medicine, Hershey, Pennsylvania, e colleghi, hanno sviluppato queste linee guida che come ha affermato il prof. Legro in un comunicato stampa:

“Consentono ai medici di fare la diagnosi di sindrome dell’ovaio policistico PCOS, in presenza di sintomi chiari ed evidenti, senza ricorrere necessariamente alla prescrizione di dosaggi ormonali o ecografie pelviche”
 

Secondo queste linee guida, in una donna adulta per poter fare diagnosi di PCOS basta la presenza di almeno due dei seguenti sintomi: eccesso di androgeni (acne, peluria in eccesso, perdita di capelli), mancanza di ovulazione e aspetto policistico delle ovaie.

E’ necessario escludere sempre altre patologie responsabili di un aumento degli androgeni, e occorre proteggere la paziente dal rischio di cancro dell’endometrio, i disturbi dell’umore, l’apnea ostruttiva durante il sonno, il diabete e le malattie cardiovascolari.

Nelle ragazze adolescenti la diagnosi deve basarsi su segni clinici o di laboratorio di iperandrogenismo e sulla presenza di un’oligomenorrea persistente.

La diagnosi di PCOS in una donna in perimenopausa e in menopausa si basa sulla storia pregressa di lunghi periodi di oligomenorrea e iperandrogenismo durante l’età fertile.

L’ecografia pelvica offrirebbe un ulteriore supporto diagnostico alla sintomatologia clinica in base alla morfologia policistica delle ovaie, nelle donne in età fertile.

                                              

E’ importante anche valutare al momento della diagnosi e durante il trattamento l’aspetto dei capelli (capelli grassi, perdita di capelli) e della pelle (acne, acanthosis nigricans)

Le nuove linee guida raccomandano inoltre:

  • lo screening per valutare se c’è l’ovulazione usando la storia mestruale della paziente
  • la valutazione dell’indice di massa corporea (BMI)
  • la misurazione della circonferenza addominale
  • la misurazione della pressione arteriosa
  • il test di tolleranza al glucosio orale
  • lo screening per l’apnea ostruttiva nel sonno per le pazienti in sovrappeso e obese
  • le donne adulte e le ragazze adolescenti dovranno essere esaminate ed eventualmente trattate se ci sono problemi di depressione e ansia

 

Per quanto riguarda il trattamento di questa sindrome, vengono raccomandati:

-  Come terapia di prima scelta i contraccettivi estroprogestinici in caso di cicli mestruali irregolari, peluria in eccesso (irsutismo) e acne.

-  Il ruolo della perdita di peso nel migliorare di per sé lo stato della sindrome dell’ovaio policistico è incerto, ma va assolutamente incoraggiata e raccomandata nelle pazienti in sovrappeso e obese per la prevenzione e la correzione di altre malattie che possono insorgere, attraverso dieta ed esercizio fisico, in particolare la commissione raccomanda la danza-terapia da sola o in associazione con dieta ipocalorica.

-   L’uso della metformina è raccomandata nei casi di PCOS con diabete di tipo II, o ridotta tolleranza al glucosio e per le donne che non possono assumere contraccettivi ormonali.

-  In caso di infertilità dovuta alla mancanza di ovulazione, il clomifene citrato rimane il trattamento di prima scelta.

-  Nelle donne che devono sottoporsi a fecondazione assistita, le nuove linee guida raccomandano l’uso della metformina come terapia adiuvante per prevenire l’iperstimolazione ovarica.

 

Fonti:

 
Articoli correlati: