Uno studio australiano pubblicato nei giorni scorsi sulla rivista Obstetrics & Gynecology ha evidenziato che l’esecuzione di un taglio cesareo programmato o d’urgenza non riduce il rischio di paralisi cerebrale nel neonato, come si è sempre ritenuto negli anni passati.

Questo aspetto ha comportato una crescita esponenziale dell’esecuzione dei tagli cesarei anche nel nostro Paese con un aggravio della spesa pubblica.

In questo studio è stata fatta una revisione e meta-analisi su tutte le ricerche condotte su oltre 3800 casi di paralisi cerebrale e quasi 1,7 milioni di nati sani e non è stato riscontrato alcun legame tra il tipo di parto (vaginale o cesareo) e il numero di nati con paralisi cerebrale.

Si è ritenuto che il problema fosse legato ad una condizione di ridotto apporto di ossigeno durante il parto vaginale, ma questa teoria sembra non essere confermata dalla review pubblicata.

Gli Autori ipotizzano che alla base della paralisi cerebrale infantile possano esservi condizioni genetiche o infettive.

L’articolo è di indubbio interesse in quanto il ricorso al taglio cesareo è andato aumentando negli ultimi anni raggiungendo percentuali che si aggirano intorno al 30% ed in Italia addirittura si avvicinano al 40%.

 

Fonte: Cesarean delivery and cerebral palsy: a sistematic review and meta-analysis