L'epidemia da virus Ebola, che sta mietendo vittime in maniera devastante in Africa occidentale, in particolare in Liberia, Sierra Leone e Guinea, rischia di diffondersi a livello mondiale, anche se per ora a livello di singoli casi. Il vettore del virus sembra essere rappresentato dal pipistrello della frutta. La malattia si trasmette all'uomo attraverso il contattao con animali infetti, morti o catturati nella foresta pluviale dell'Africa subsahariana.

La persona infetta puo'diffondere la malattia nella comunità in cui vive attraverso il contatto con il sangue o altri fluidi corporei, quali saliva, feci, urine e sperma, attraverso il contatto con ferite, mediante rapporti sessuali o oggetti contaminati da liquidi biologici di persone malate.

L'ambiente promiscuo, la mancanza spesso di acqua corrente e di condizioni igieniche ambientali sufficienti favoriscono la diffusione della malattia. Il virus Ebola infatti viene ucciso facilmente da sapone, candeggina, luce solare e asciugatura.

Il sesso femminile nelle popolazioni africane è particolarmente a rischio perchè dedito per tradizione a prendersi cura delle persone ammalate. Il partner maschile infetto può trasmettere la malattia con i rapporti sessuali fino a 7 settimane dalla guarigione.

La malattia si manifesta con febbre, spossatezza, dolori muscolari, cefalea, faringodinia, vomito, diarrea, esantema, insufficienza renale e epatica, emorragie interne ed esterne.

Nel periodo di incubazione, da 2 a 21 giorni, le persone infette non sono contagiose. Nei casi sospetti, leucopenia, piastrinopenia, rialzo degli enzimi epatici e la positività del test sierologico per l'Ebola consentono di fare la diagnsi.

In attesa di farmaci specifici, al momento in fase di sperimentazione, la terapia consiste nell'idratazione del paziente con soluzioni elettrolitiche per via parenterale o orale e nel suo isolamento se possibile in terapia intensiva. Particolarmente importante è proteggere gli operatori sanitari con appositi guanti e indumenti, nonchè isolare in quarantena i contatti del paziente, per evitare la diffusione del contagio. I morti devono essere seppelliti subito e manipolati con molta cura, in contrasto purtroppo con le tradizioni locali.

La donna incinta è particolarmente a rischio, se colpita da Ebola. Nei paesi colpiti la mortalità materna e feto-neonatale in gravidanza sono particolarmente elevate, per la difficoltà di accesso alla cure mediche in caso di complicanze della gravidanza e del parto, che in ambiente rurale avviene a domicilio nella maggior parte dei casi.

L'Ebola aumenta notevolmente il rischio di aborto, sia nel primo che nel secondo trimestre della gestazione. La donna incinta ha inoltre un'alta incidenza di emorragia, spesso fatale. Se la madre è affetta da Ebola, al momento del parto il neonato non sopravvive e la causa di tali morti è per ora incerta.

Un altro serio problema è rappresentato dalla possibile diffusione del virus attraverso il latte materno al neonato. Il virus dell'Ebola infatti è stato trovato nel latte materno e sembra plausibile che possa essere trasmesso al neonato attraverso la suzione. Tuttavia evitare l'allattamento al seno, in paesi in cui nella maggior parte dei casi non esiste una valida alternativa, espone il neonato ad un altissimo rischio di mortalità per diarrea e malattie respiratorie, quindi non è una strategia praticabile.

Ministero della Salute FAQ- Malattia da virus Ebola, 20 ottobre 2014

What Obstetrician-Gynecologists Schould Know About Ebola, Obstet Gynecol 2014 ( 1-6)