Uno dei problemi più frequentemente lamentati dalle donne in menopausa è quello della secchezza vaginale, determinata dall’atrofia vulvovaginale da carenza di estrogeni che comporta sintomi come bruciore vaginale, maggiore suscettibilità ad avere vaginiti e cistiti, dolore ai rapporti e impossibilità di avere una vita sessuale appagante.

Le terapie per via vaginale a base di estrogeni in forma di creme, ovuli o gel, sono tra le più efficaci per risolvere questo problema.

Ma spesso le donne dopo aver iniziato un ciclo di cure a un certo punto, quando cominciano a stare meglio e non hanno più disturbi, non hanno più una aderenza ottimale (compliance) alla cura che stanno facendo, cioè abbandonano la terapia o non la assumono più in modo costante.

L’abbandono della terapia pregiudica sempre i risultati e l’efficacia.

Per il problema della secchezza vaginale poi, è importante tener presente che una terapia va effettuata sempre e mantenuta costantemente in menopausa, perché si tratta di un problema che, a differenza ad esempio delle vampate che a un certo punto poi passano, è destinato a peggiorare se non si assumono terapie adeguate in modo costante e continuativo nel tempo.

Riguardo i motivi che possono portare all’abbandono o una scarsa aderenza alla terapia, quando si ha questo tipo di problema, mi ha colpito in particolare la lettura di questo articolo, pubblicato recentemente sulla rivista scientifica Menopause, in cui sono i riportati i risultati di una ricerca, effettuata tra il 2010 e il 2012, su 30.197 donne di età superiore ai 45 anni, che sono state sottoposte a una terapia per problemi di secchezza vaginale, con ovuli o creme a base di estrogeni per un anno.

Di questo numeroso gruppo di donne osservate, 12.187 (40,4%) hanno iniziato una terapia con una crema vaginale a base di estrogeni coniugati, 11.574 (38,3%) invece hanno iniziato con una crema vaginale a base di estradiolo, e 6436 (21,3%) hanno iniziato invece con compresse (ovuli) vaginali a base di estradiolo.

Dopo un periodo di osservazione di 12 mesi, una percentuale che variava dall’86,2% all’89,4% delle donne che usavano la formulazione in crema vaginale, ha interrotto la terapia dopo il primo ciclo di prescrizione, rispetto al 57,8% di interruzioni delle donne che usavano gli ovuli.

La conclusione dei ricercatori che hanno effettuato questo studio, è stata che il rischio di abbandono della terapia è minore nelle donne che assumono la terapia in forma di ovuli rispetto a quelle che invece assumono formulazioni in crema vaginale.

 

Riflessioni personali

I motivi dell’abbandono o scarsa aderenza alla terapia sono vari, uno di questi, come abbiamo visto dai risultati di questo studio, potrebbe essere legato al tipo di formulazione del farmaco, con una preferenza verso gli ovuli rispetto alle creme, ma bisogna analizzare anche altri aspetti e motivazioni di questa scarsa aderenza.

Spesso i motivi dell’abbandono sono:

1)  la paura di effetti collaterali: le donne temono che l’assunzione di ormoni per tanto tempo possa far venire tumori, ad esempio

2)  la mancanza di informazioni e spiegazioni esaurienti da parte del ginecologo sul tipo di terapia, eventuali controindicazioni ed effetti collaterali e sui tempi e le modalità dell’assunzione della terapia

3)  attività sessuale poco frequente, o assente

4)  la paziente non è consapevole dell’importanza di seguire la terapia a lungo termine

5)  la paziente non è convinta dell’efficacia della terapia

 

L’impegno e la disponibilità del ginecologo è fondamentale in questi casi per ottenere una aderenza costante e duratura alla terapia prescritta: la comunicazione e il dialogo, chiaro, semplice ed esauriente, sono la parte più importante per il successo della cura e…per il processo di guarigione.

 

Fonte:

http://journals.lww.com/menopausejournal/Abstract/publishahead/One_year_treatment_persistence_with_local_estrogen.98181.aspx

 

Letture consigliate sulla secchezza vaginale in menopausa: