È stato pubblicato recentemente uno studio americano sulle applicazioni per la fertilità più frequentemente usate dalle donne, che cercano una gravidanza.

Lo studio riporta che la grande maggioranza di queste applicazioni (oltre 30 app per smartphone in esame e 20 siti internet) non risulta affidabile per predire la finestra fertile, cioè quei giorni in cui avere rapporti si associa ad una maggiore probabilità di concepimento. Infatti, alcune riportano finestre fertili troppo ampie (anche 12 giorni), altre troppo corte, oppure ancora includono i giorni dopo l’ovulazione, che per definizione non sono fertili.

Bisogna considerare, infatti, che la cellula uovo rimane vitale per non più di 24 ore dall’ovulazione, mentre lo spermatozoo può sopravvivere anche 5-6 giorni nelle vie genitali femminili. Quindi, i giorni più fertili risultano essere quelli immediatamente prima dell’ovulazione, mentre i successivi risultano infertili.

I dati di questo studio sono molto importanti, considerando il numero consistente di donne che fanno ricorso a queste app. Purtroppo, i ricercatori non hanno indicato i nomi commerciali delle poche risultate affidabili.

Cosa fare quindi?

A mio parere le app sulla fertilità possono essere utili per riportare le date di mestruazioni, rapporti e di ogni sintomo, che merita di essere monitorizzato (umore, mal di testa, etc.). Questi dati aiutano il ginecologo a ricostruire una storia mestruale dettagliata (menogramma) e a identificare quei sintomi, che fanno parte della sindrome premestruale.

Dall’altra parte, se la donna cerca una gravidanza e ha bisogno di identificare la fase fertile, può essere più indicato un metodo, che tiene conto dei livelli ormonali nel sangue, tramite gli stick urinari per l’ovulazione, il sistema fai da te più economico.

Riferimenti

Medscape