In Italia la "rete di sostegno" all'assistenza delle persone gravemente disabili fa gravare tutto il peso sulle spalle delle famiglie.

"Chi come me ha un figlio disabile grave da accudire da tanti anni, col passare del tempo si ritrova sempre più solo". 
Daniela Lucchetti di Prato comincia così la raccolta di firme per change.org.

E continua osservando che i genitori che Ti aiutavano ora ne hanno anche loro bisogno, che l'età rende il lavoro pesante. Aggiungo che gli amici non si ha mai avuto il tempo di frequentarli, una pizza tra marito e moglie non si è più fatta da tanto tempo. Cinema, teatro, una passeggiata da soli, più nulla. Tempo fa una legge era stata approvata alla camera, al Senato se ne è perso le traccie.

In lingua inglese il caregiver indica il familiare che assiste un congiunto ammalato o disabile grave, li è tenuta nella massima importanza per la tenuta del sociale ed è riconosciuta anche in termini economici.

Costa molto meno riconoscere economicamente questo lavoro che internare (parola improponibile per i genitori) il figlio/a in strutture di parcheggio dove i figli (allontanati dalla loro casa) soffrirebbero tanto. Non per fare gli esterofili ma in italiano la parola manca perché manca la sensibilità. Non solo lo stato ma anche le associazioni di volontariato sono assorbite da altri problemi. In quasi tutti i Paesi Europei, al caregiver sono riconosciuti compensi e una serie di strumenti di tutela, che non mortificano l'assistenza svolta da queste persone.

In Italia da 18 (DICIOTTO) anni una proposta di  legge per prepensinamentodei famigliari di disabili gravi, ha conquistato il poco onorevole primato del più lungo iter legale della Repubblica italiana.

Prove scientifiche ci dicono che i caregiver hanno aspettative di vita sensibilmente ridotte per l'alto stress quotidiano. Si tratta quindi di un lavoro altamente usurante che accorcia la vita dei caregiver. Volutamente ho usato questa parola inglese per far capire come in Italia questo (grave) problema sia poco sentito.

Firma e diffondi:

Basta con l'indifferenza!

Questi genitori sono talmente rassegnati che non ricordo di aver visto UNA richiesta di aiuto in area psicologica. Evidentemente si sentono emarginati ed esclusi.