L’Italia di oggi è un paese vecchio, nel senso che, dopo il Giappone, è la nazione che ha la maggior percentuale di anziani rispetto al totale della popolazione.

Tale dato ha vari aspetti. Il primo positivo: gli italiani vivono di più grazie a se stessi (adottando corretti stili di vita, alimentandosi in modo adeguato, rinunciando a beni voluttuari nocivi) e, forse, anche grazie all’impegno dei sanitari e all’accesso alle cure mediche.

Il secondo aspetto è più negativo: gli anziani necessitano di maggiori cure e i grandi anziani e coloro che presentano varie patologie croniche concomitanti (“comorbilità”) sono difficilmente gestibili a domicilio.

Le soluzioni adottate in Piemonte per far fronte a tale problema prevedono l’impegno in prima linea dei medici di medicina generale. Da una parte con i protocolli A.D.I (assistenza domiciliare integrata, che prevede l’assistenza del paziente coordinato con il servizio infermieristico territoriale, gli operatori socio-sanitari, eventualmente anche i medici specialisti) e A.D.P (assistenza domiciliare programmata, che prevede visite periodiche - mensili,quindicinali,settimanali - a casa da parte del medico di famiglia, a seconda della gravità del paziente).

L’altro fronte prevede la presenza dei medici di famiglia nelle residenze per anziani. Tali strutture sono classificate per grado di autosufficienza del paziente in convenzionate – per le quali il costo del paziente è in parte a carico della Regione – divise in R.S.A.(residenza sanitaria assistenziale, per pazienti non autosufficienti) e R.A.F. (residenza assistenziale flessibile, per pazienti parzialmente autosufficienti); ed in non convenzionate – la retta è per intero a carico dell’ospite – o R.A. (residenza assistenziale semplice, per pazienti autosufficienti). Spesso in una “casa di riposo” per anziani coesistono le tre tipologie descritte.

All’ingresso in una residenza il paziente deve scegliere un medico che è in servizio presso la struttura. Tali medici (che possono seguire circa venti pazienti in R.S.A.-R.A.F.) sono medici di medicina generale che hanno ottenuto tale incarico in base a specifica graduatoria.

Il medico in struttura provvede alle visite su segnalazione del personale infermieristico, alla prescrizione dei farmaci e degli accertamenti clinici, e alla redazione della cartella clinica del paziente.

Quello che mi preme sottolineare è che la frequenza giornaliera offre al medico l’opportunità di riappropriarsi del ruolo di medico generale di tipo “internistico” che risulta un po’ perso nella prassi quotidiana “ambulatoriale” della medicina cosiddetta “di base”. Considerando la mia personale esperienza in tale ruolo, che ricopro da più di dieci anni in una grande struttura (R.S.A.-R.A.F.-R.A.) in un comune della prima cintura di Torino, questo mi pare l’aspetto più positivo.

Ci si deve occupare ogni giorno del paziente, monitorandone le condizioni cliniche e variando in base a queste le scelte terapeutiche, seguendo da vicino i progressi o meno delle cure prescritte.

I medici sono infatti presenti ognuno per almeno un’ora al giorno e un giorno alla settimana sono reperibili dalle 8.00 alle 20.00. A volte si deve agire in fretta in situazioni di urgenza o anche di emergenza come una crisi ipertensiva o un edema polmonare acuto, o comunque decidere in breve tempo se c’è bisogno di inviare il paziente in pronto soccorso, per esempio per una frattura o per un evento potenzialmente esiziale come uno stroke o un infarto.

Tali compiti sarebbero difficili da svolgere senza l’aiuto del personale infermieristico che è e rimane la vera colonna portante di tutta l’attività sanitaria in strutture di questo tipo. Gli infermieri professionali (quasi sempre infermiere) sono sempre presenti ogni ora del giorno e della notte e con competenza e pazienza svolgono la loro non facile professione.

Sono loro che rilevano per primi i bisogni e le richieste dei pazienti e hanno anche il delicato compito di trait d’union tra i pazienti e i loro familiari, che a volte, forse per apprensione o per un comprensibile senso di colpa nei confronti di loro congiunti, possono non aver ben chiaro quello che è meglio per la salute di questi ultimi. Quasi sempre, invece, si crea tra personale sanitario –infermieri e medici - e ospiti della residenza un rapporto veramente “familiare”.

Queste persone, con cui vivi ogni giorno, di cui conosci i momenti buoni e soprattutto quelli difficili, con alcune delle quali si instaura un rapporto che va oltre quello puramente professionale, sono il nostro passato e oggi la nostra responsabilità. Essi, affidati alle nostre cure, si fidano di noi.

Fiducia. La parola più importante per il cosiddetto “rapporto medico (ma anche infermiere) e paziente”. Cerchiamo con il nostro lavoro, tutti insieme, di continuare a meritarcela.