La comunità scientifica continua a dividersi, da un lato l’ Ente europeo per la sicurezza alimentare (EFSA) e dall’altro l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC).

Il primo, l’Efsa, oggi ha contraddetto i dati riportati dallo Iarc ad aprile scorso sulla probabile cancerogenicità del glifosfato, l’erbicida più utilizzato in Italia e nel mondo presente in centinaia di prodotti per l’agricoltura...

In realtà del glifosfato esiste già una dose massima consentita che può essere ingerita senza rischi per la salute, cioè 0,5 milligrammi per chilo di peso corporeo al dì, ma... come si fa a misurarlo?

Gli alimenti forse riportano in etichetta la quantità del diserbante per unità di prodotto edibile?

Va da se che imporre un limite quantitativo per una sostanza chimica significa dichiararne comunque un certo grado di tossicità; infatti oltre ad essere dannoso per gli operatori agricoli questo diserbante passa in quantità negli alimenti che arrivano sulla nostra tavola.

Chi avrà ragione? 

Sembrerebbe che lo Iarc sia stato impreciso nelle valutazioni, poco selettivo, analizzando diserbanti che contengono anche il glifosfato e sicuramente cancerogeni; l’Efsa all’opposto ha studiato solamente il glifosfato ridimensionando il potenziale danno sulla salute umana (linfoma non Hodgkin, malattie neurodegenerative e danni al DNA).

Il glifosfato è un erbicida non selettivo, là dove distribuito uccide ogni pianta, infestante o meno; autorizzato nei paesi dove sono diffuse le coltivazioni OGM in Italia al momento è consentito solo prima della semina.

Il prodotto agricolo italiano ha quindi una percentuale del diserbante molto bassa, cosa che non si può dire per molti prodotti agricoli d’importazione; entro fine anno comunque l'Europa dovrà decidere se consentire o meno l’utilizzo futuro del diserbante, staremo a vedere quali saranno le conclusioni... speriamo sempre e comunque nell’interesse e per la tutela della salute di tutti!