Un contributo alla ricerca per sconfiggere uno dei tumori più aggressivi del cervello viene dalla recente introduzione di un farmaco chemioterapico, il Bevacizumab.

Questo farmaco, introdotto per via endovenosa, ha dato risultati molto incoraggianti nella cura di questo tumore altamente maligno.

Infatti il farmaco è un anticorpo monoclonale che si lega al fattore di crescita vascolare endoteliale, riducendo le dimensioni del tumore, l’edema che ne consegue e normalizza i vasi sanguigni del tumore stesso, bloccando la formazione di nuovi vasi nel tumore che, diversamente, lo alimenterebbero.

Lo studio ha dimostrato che numerosi anticorpi monoclonali, il cui obiettivo era il fattore di crescita vascolare, inibiscono la crescita del glioblastoma sia in vitro che in vivo.

Il bevacizumab, in vari studi clinici, si è dimostrato efficace nella recidiva del glioblastoma, bloccandone la progressione e quindi prolungando la sopravvivenza dei pazienti con una qualità di vita molto migliore

Cavernoma cerebrale axial

Una modalità di somministrazione del farmaco molto più efficace si è dimostrata quella di introdurre gli agenti chemioterapici mediante tecniche endovascolari, ovvero l’infusione cerebrale intra-arteriosa superselettiva.

Tale metodica avrebbe notevoli vantaggi rispetto alla somministrazione endovenosa, poiché l’iniezione intra-arteriosa rispetto alla somministrazione endovenosa di agenti chemioterapici è cinque volte superiore a farmaci idrosolubili e fino a 50 volte superiori con farmaci liposolubili

Il Bevacizumab è adatto per la infusione superselettiva per la sua capacità di raggiungere selettivamente il tessuto tumorale e per la sua tossicità ridotta rispetto alla modalità sistemica di somministrazione.

Il dr. Peschillo et al, ( Dipartimento di Neurologia e Psichiatria, Neurochirurgia Endovascolare -Neuroradiologia Interventistica, Università "Sapienza" di Roma) ha pubblicato lo studio (Journal of Surgery NeuroInterventional 2014) riferendo di aver esaminato tutti lavori recenti pubblicati sulla infusione cerebrale per la cura dei tumori del cervello con farmaci chemioterapici.

Gli Autori affermano che il farmaco bevacizumab, somministrato per infusione cerebrale, ha mostrato buoni risultati in quanto tale trattamento rende stabile la malattia e di conseguenza si ottiene un netto miglioramento delle condizioni cliniche dei pazienti.

Gli Autori sono convinti che se questa esperienza sarà confermata da ulteriori studi successivi, questi potranno modificare significativamente il modo di somministrazione dei farmaci chemioterapici aprendo una nuova era endovascolare per i gliomi, soprattutto se localizzati nel tronco encefalico, sia per quelli di alto grado che per quelli a bassa diffusione infiltrante.

Credo che non siamo molto lontani dal traguardo per sconfiggere un tumore tra i più maligni del cervello, il cui trattamento oggi è quello della sola chirurgia o della  chirurgia associata alla chemioterapia e/o radioterapia, ma i cui risultati purtroppo non consentono una sopravvivenza media attorno a 6 mesi-1 anno e con qualità di vita molto invalidante.

La strada che  il dr. Peschillo e coll. hanno tracciato, sembra quella giusta,ma, in fase di studio sperimentale è doveroso essere cauti, seppur doveroso è anche sperare.