La cefalea da abuso di antalgici o MOH (Medication Overuse Headache) nelle ultime due decadi è diventata sempre più frequente in conseguenza dell’utilizzo inappropriato di farmaci da banco da parte di chi soffre di mal di testa. Questi soggetti, anche condizionati da una enfatica pubblicità da parte dei media, sono indotti all’automedicazione nell’illusoria prospettiva di una risoluzione rapida e fai-da-te del problema. 

Si fa diagnosi di MOH quando una cefalea sia presente per almeno 15 giorni al mese e se siano stati assunti almeno 15 analgesici al mese per tre mesi continuativi. La MOH si sviluppa solo sulla base di una preesistente forma di cefalea, di tipo tensivo od emicranico.

Sin dalla sua descrizione iniziale da parte di Lee Kudrow, nel 1982, sono stati indagati i meccanismi con cui questa cefalea si produce ma a tutt’oggi essi non sono ben noti, anche se è stato accertato che l’uso protratto di antalgici causi un’interferenza sul metabolismo della serotonina a livello piastrinico.

Nella classificazione delle cefalee del 2013 (ICHD-beta version) sponsorizzata dalla International Headache Society, la MOH viene catalogata come entità autonoma ed è descritta come una forma di cefalea persistente, senza intervallo libero, della durata superiore alle 4 ore e caratterizzata da un dolore percepito come un cerchio stretto intorno alla testa.

Il trattamento della MOH implica, innanzitutto, un divezzamento progressivo dagli antalgici, che deve completarsi entro un mese, e parallelamente una terapia di supporto per i disturbi collaterali e per il disagio psichico che spesso può associarsi. L’unico antalgico adoperabile, a dosi progressivamente decrescenti, è il naproxene sodico. Il miglioramento è ipotizzabile dopo 2 – 3 mesi dalla disassuefazione. In relazione alla cefalea di base su cui si è sovrapposta la MOH va attuata una idonea terapia profilattica attraverso la somministrazione di farmaci di comprovata efficacia e non appartenenti alla classe degli antalgici.

Da quanto è stato sinteticamente esposto si deduce che, per evitare di cadere nella trappola della cefalea da abuso di antalgici, è necessario avere la piena consapevolezza che spesso sia illusorio “insabbiare” il disturbo con una innocua compressa per il mal di testa e che la ricorrenza della cefalea può aprire la porta ad un problema di maggior portata e conseguentemente di trattamento più difficoltoso.

Dott. Mauro Colangelo, Neurochirurgo e Neurologo