dottor googleMi viene riferito (guardo poco la TV e qualche, pur rara, interessante trasmissione mi può sfuggire) che giorni fa un medico, invitato in uno studio TV, denunciava la ormai dirompente abitudine di molti pazienti a consultare il Web per informarsi su malattie e relative terapie e che poi, presentatisi personalmente in visita, quasi tengono testa al professionista discutendo la diagnosi, la scelta terapeutica, esattamente come si fa nei consulti clinici tra medici.

E’ un fenomeno che osserviamo quasi in ogni richiesta nei “consulti” via web e anche in quelli richiesti al sito Medicitalia.it

La rete è, diciamo, sotto osservazione da sociologi, psicologi, studiosi di statistica ecc. che, studiando il fenomeno, cercano di mettere in guardia dalle pericolose conseguenze di tali presunzioni.

Ma sembra senza esito!

Vi sono persone che scambiano il PC per una specie di “juke box” della medicina con cui, schiacciando un tasto, si ottengono diagnosi e terapie.

Spesso a nulla valgono le raccomandazioni a non pretendere tanto, spiegando che la diagnosi si fa visitando il malato e non prescrivendo per telefono esami a casaccio, ma spesso ciò ingenera il sospetto che sia un pretesto per costringere il paziente a farsi visitare e quindi a pagare la parcella e a nulla vale precisare che le diagnosi a distanza sono vietate dalla Legge, oltre che dalla deontologia.

Di questo stato di cose sono responsabili le innumerevoli trasmissioni (più o meno serie), le innumerevoli riviste che dispensano consigli su terapie alternative, spesso coadiuvati da medici il cui parere e le cui spiegazioni vengono considerate ottimali lezioni per acquisire cultura e competenza medica.

E così vediamo che i pazienti, per fortuna al momento, una minoranza, giungono nello studio del medico e pretendono di discutere alla pari i propri sintomi, le possibili cause, le terapie, convinti che il Web possa ben sostituire le facoltà di Medicina e gli anni di studio e di esperienza che ogni medico dedica nella sua vita.

E’ un fenomeno che è precipuo dei pazienti. Non si osserva infatti con clienti né degli avvocati, né degli ingegneri o architetti o di altre professioni.

Non credo infatti che il cliente dell’avvocato si metta a discutere della strategia legale da seguire, o con l’ingegnere interferire se i calcoli per la costruzione di una casa siano esatti o no.

La spiegazione (che andrebbe psicologicamente approfondita) è complessa, ma nell’immaginario collettivo il medico è la figura più amata, ma anche la più invidiata. Perché? Perché il medico è conoscitore del nostro organismo, è colui che può intuire segreti, pensieri, passioni penetrando la nostra intimità, il nostro inconscio. Può essere visto come un invasore di un involucro che noi ci costruiamo per proteggerci, ma al contempo si vorrebbe che il medico lo sollevasse per individuare ogni cosa che può essere malata in noi.

Questa non del tutto irrazionale idea può spiegare perché quando il medico fallisce, viene buttato nella polvere (che abbia o non abbia colpe) e perché quasi lo si venera quando ottiene la guarigione.

E questa invidia (che non si risparmia fra colleghi), più o meno consapevole, porta uno o più medici a ”inventare” teorie patogenetiche cervellotiche illudendosi di riuscire nell’impresa più straordinaria, quella di aver trovato il segreto della vita, esattamente come gli alchimisti del Medio Evo che cercavano la pietra filosofale, una sostanza in grado di tramutare il ferro in oro o produrre l’elisir di lunga vita.

E a questo molta gente tende a credere e a illudersi. E si hanno i tragici fatti di genitori che non vaccinano i figli o rifiutano una chemioterapia perché il bicarbonato guarisce il tumore.

La ciliegina sulla torta poi è messa da qualche sentenza che non dimostra di tutelare la vita, come, una per tutte, ci fa riflettere la storia del piccolo Charlie a cui un Tribunale inglese ha impedito di sperimentare una terapia che lo avrebbe forse salvato.

E non si comprendono, infine, i due pesi e due misure spesso adottate in alcune sentenze.

Un medico che crede in terapie alternative e cura una patologia sbagliando o suggerisce di non vaccinare i bambini, in qualche caso conducendoli a morte, viene giustamente condannato, ma un genitore che lascia morire la propria figlia perché non è colpa ritenere la chemioterapia inutile e viene assolto, lascia davvero esterefatti e…spaventati!